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    Problemi del calcio giovanile italiano

    I problemi del calcio giovanile emergono in tutta la loro importanza solo quando ormai non c'è più niente da fare e cioè in età adulta. Ne è un esempio la scarsità degli sbocchi di carriera per i nostri giovani tanto che nella stagione 2023/2024 di serie A due giocatori professionisti su tre risultano stranieri (senza considerare i tanti col doppio passaporto). Le cause che hanno portato a questa situazione sono svariate:

    • generale ignoranza dei processi di apprendimento e controllo motorio
    • ambiente competitivo e poco ludico
    • modelli diseducativi veicolati dal calcio professionistico
    • scarsa attinenza delle esercitazioni rispetto alla specificità calcistica
    • gestione dei talenti funzionale agli interessi economici

    Per alcuni di questi problemi manca la consapevolezza o addirittura la concreta volontà di cambiare le cose.

     

    Cosa pensa la FIGC?

     

    Fonte: maggio 2020,  presentazione online di Maurizio Viscidi, Coordinatore delle nazionali giovanili maschili della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio)

     

    Di seguito la lista riassuntiva dei problemi che la Federazione Italiana Giuco Calcio ha riscontrato nel 2020 e imputabili al periodo di apprendimento:

     

    Problemi tecnici

    1. carenza ore ragazzo-palla
    2. carenza ore gioco libero
    3. carenza di 1c1
    4. carenza di situazioni di base (1c1, 1c2, 2c1, 2c2, etc)
    5. passaggi lenti
    6. controlli che scoprono la palla
    7. carenze nella conduzione e nelle sterzate
    8. carenza di tecniche specifiche del ruolo

     

    Problemi di mentalità

    1. poca disponibilità al lavoro e al sacrificio
    2. poca personalità
    3. bassa intensità
    4. paura di giocare
    5. eccessivo tatticismo
    6. errore considerato come negativo
    7. eccessiva importanza data al risultato e alla prestazione

     

    Problemi della fase offensiva

    1. poco smarcamento
    2. poco movimento subito dopo la giocata
    3. posture troppo chiuse
    4. poco possesso palla
    5. difensori e portiere non partecipano alla fase offensiva
    6. punte fanno solo sponde

     

    Problemi della fase difensiva

    1. si difende solo col reparto
    2. difficoltà nella parità numerica
    3. poca pressione sul portatore di palla avversario
    4. poca riagressione dopo una transizione negativa
    5. poco pressing

     

    Critiche all'approccio ufficiale

    1. troppo riduzionismo
    2. adozione di soluzioni inefficaci quando si impattano interessi economici
    3. troppo riferimento ai ruoli e poco alle funzioni e ai principi di gioco
    4. pochi riferimenti ai reali processi di apprendimento motorio
    5. scarsa importanza alle modalità e dalle finalità di una esercitazione
    6. trattazione stereotipata del rapporto tra allenatore e giocatore
    7. si considera la complessità alla stregua del caos e come un effetto del caso

     

    Riduzionismo

    Le crtiche all'approccio riduzionista riguardano il fatto che la teoria dell'allenamento non é una scienza, essa si basa su modelli che rispettano principi astratti di fisica e matematica che però non riescono a rappresentare correttamente le realtà molto complesse. Infatti l'approccio riduzionista sembra essere efficace nelle discipline più semplici come l'altletica leggera ma quando si ha a che fare con i cosiddetti sistemi dinamici (molto studiati in ambiti come la metereologia, l'economia o le infrastrutture urbane) piccole variazioni possono causare grandi effetti e i modelli semplificati e i principi invarianti non spiegano più la realtà. La mancanza di importanza dovuta al rumore nell'allenamento è quello che più viene contestato al riduzionismo. Come si può, ad esempio, far finta di non tenere in conto quanto importanti possano essere quelli che solo apparentemente sono fattori minori quali la dieta, il riposo, i cambiamenti ormonali, l'umore, l'ambiente sociale, la motivazione o la temperatura, solo per citarne alcuni, nell'influenzare il sistema energetico dell'atleta? Non si può certo dimenticarsi di questi fattori 'rumorosi' solo perchè è difficile studiarli e produrre lavori scientifici significativi. Un tale sistema appare caotico e impredicibile quindi allenabile senza certezze di efficacia. Una ulteriore critica al riduzionismo applicato ai sistemi complessi viene dalla mancanza di un unico centro di comando e controllo che non è il cervello ma un sistema nevralgico diffuso, decentrato e interrelazionato che, in presenza di un disturbo, opera più similmente ad uno stormo di uccelli in cui non c'è un leader ma riesce ugualmente a coordinarsi. Nei sistemi complessi il rumore non viene omesso ma è un componente fondamentale. Ulteriore imbarazzo di chi approccia in modo riduzionistico il movimento è dato dalle transizioni brusche come, ad esempio, il passaggio dal camminare al correre che avviene in un istante impossibile da isolare e spiegarne la successione senza far ricorso a un modello 'non-lineare' in cui la progressione graduale dal semplice al complesso o da uno stato ad un altro non è sufficiente. L'andatura del camminare ha il centro di gravità nel punto più alto quando le gambe sono allineate e nel punto più basso quando sono più distanti, l'inverso accade quando si corre. Anche la conservazione dell'energia avviene per motivi diversi nelle due andature: nel camminare grazie al centro di gravità che cade dove cade il piede che fa perno, nel correre grazie all'immagazzinamento della stessa nei muscoli contratti.

     

     

    Problemi didattici riferibili ai tecnici dell'attività di base

    1. si fanno pochi duelli (1c1, 2c1, 2c2)
    2. si fanno giocare poco i ragazzi
    3. si scelgono esercizi in cui non tutti i giocatori toccano un numero sufficientemente elevato di volte la palla
    4. l'allenatore parla troppo
    5. l'allenatore introduce troppa tattica
    6. l'errore è visto come un problema invece che come una risorsa
    7. si da troppa al risultato e alla prestazione
    8. la frequenza degli allenamenti è troppo bassa

     

    Oltre a questi aggiungerei i seguenti problemi:

    • socio-economici causati da una società in cui il ceto medio si impoverisce e non ha le risorse per pagare le rette che le polisportive richiedono
    • socio-culturali di schizofrenia educativa da parte dei genitori per il loro iperprotezionismo nel caso di condizioni ambientali avverse o il lassismo quando si tratti di tecnologie digitali
    • troppi impegni pomeridiani dei ragazzi (compiti, catechismo, musica, nuoto, etc) e dei genitori (che non hanno tempo per accompagnarli all'allenamento) anche se d'estate gli impegni alternativi vanno in ferie ma pure le società di calcio e non si possono dedicare alle attività sportive.
    • tecnico-burocratici come l'eccessiva medicalizzazione o burocratizzazione
    • digitali  riguardanti l'uso della match analysis nelle scuole calcio di cui già si parla e dove presto non potrà che fare il suo ingresso senza che alcun genitore abbia qualcosa da obiettare tranne poi pentirsi se, dopo dieci anni, una società professionistica scarterà suo figlio perchè, visionando le sue prestazioni in età infantile ne potrà trarre dei presagi negativi. 

     

     

     

    Problemi della società moderna

    Innanzitutto va ricordato che il gioco attrae ogni età ma che per i più piccoli è l'approccio con cui affrontano quello che non conoscono della vita, è lo strumento principe dell'apprendimento. Un bambino che non gioca apprende meno degli altri. Man mano che si cresce il gioco diventa sempre più il gioco degli adulti perchè è inevitabile che la società influenzi il gioco dei giovani e il bambino è costretto ad adattarsi. In una società in rapida evoluzione il gioco dovrebbe assumere un ruolo fondamentale ma se l'evoluzione ha come scopo la digitalizzazione pervasiva e si basa sul pensiero razionale la società tende a rallentare piuttosto che a favorire l'esperienza ludica dei giochi di tipo aperto come il calcio. Nei giochi di tipo aperto sono i giocatori che decidono come giocare. Il gioco di tipo aperto è quello che consente cambiamenti futuri, non si basa su schemi prefissati (ma su principi) e non ha un risultato predeterminabile. Liberi dalla paura di sbagliare, i giocatori si immergono nella complessità profonda del gioco. Riconosciamo i bravi giocatori adulti dalla loro somiglianza a quei bambini che si abbandonano talmente al gioco che fanno da non poter essere distratti da nulla. La società moderna con le sue distrazioni continue non aiuta i giovani ad approfondire il gioco quanto si dovrebbe lasciandoli a galleggiare in un limbo infelice che non è più capace di attrarli quando altre forze li travolgono.

    Le soluzioni ad alcuni di questi problemi sono trattate nell'articolo riguardante l'allenamento del calcio in età giovanile