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    L'approccio ecologico nella didattica del calcio

    Il calcio è un gioco complesso che può essere approcciato con efficacia rispettando la sua complessità e relazionalità.

    Il gioco del calcio

    Il calcio consiste in un continuo susseguirsi di situazioni di gioco non completamente casuale ma nemmeno prevedibile che i matematici chiamano successione 'stocastica'. In questa evoluzione non deterministica di situazioni i giocatori delle due squadre cercano di auto-organizzarsi per ottenere un qualche vantaggio  (numerico, posizionale, etc) sulla squadra avversaria. La differenza tra gioco confusionario e ordinato è molto labile. La ricerca di auto-organizzazione è un aspetto determinato dall'obiettivo della vittoria e dal gioco che è di tipo aperto.

    In questo contesto complesso i giocatori si auto-organizzano in strutture relazionali, interpretando funzioni (scelte tattiche dipendenti dalla situazione). Le strutture sono relazionali nella misura in cui i giocatori leggono empaticamente le intenzioni dei compagni e degli avversari. Poiché le situazioni sono spesso discontinue le relazioni si devono adattare continuamenti ai cambiamenti suggeriti dalla percezione che si ha di quanto accade e quindi non si possono interpretare ruoli, cioè scelte prestabilite. 

    L'approccio ecologico si prefigge di allenare le strutture relazionali (palla-giocatore, spazio-giocatore, giocatore-giocatore, giocatore-allenatore) ovvero le scelte tattiche (individuali, di gruppo o di squadra). Il ruolo dell'allenatore è quello di riconoscere le scelte emergenti che danno vantaggi, di favorire l'emergere di nuove soluzioni per poi cercare di potenziarle. L'allenamento basato sul gioco libero è di per sé allenante ed è solo attraverso il gioco che si fa esperienza e si trasferisce in partita un'abilità mostrata in allenamento. 

     

    Presupposti teorici

    La trattazione empirica, pur molto generale e semplificata, dei presupposti teorici dell'approccio ecologico è utile ai tecnici e non va comunicata ai giocatori perché richiede una conoscenza di base di materie quali la biologia, la fisica e la matematica e si basa su:

    1. la stretta relazione tra soggetto e ambiente (ecologia)
    2. la non linearità dell'apprendimento (biologia)
    3. la teoria del caos (dei sistemi dinamici), la teoria degli attrattori e la topologia (matematica e fisica)

     

    1. La relazione tra soggetto e ambiente è molto stretta al punto che non si può concepire il soggetto in un ambiente 'vuoto' e non esiste un ambiente senza un soggetto. Il soggetto, sia come singolo che come squadra, è però un sistema dinamico complesso la cui evoluzione non può essere predetta o controllata aprioristicamente e ancor meno senza considerare il sistema nella sua interezza. I protagonisti di questo sistema caotico sono i giocatori che percepiscono gli spazi (soprattutto in un gioco come quello del calcio) relazionandosi gli uni con gli altri in funzione di un obiettivo
    2. Oltre ad essere influenzato dall'ambiente, l'apprendimento delle abilità motorie può essere considerato un processo non lineare, un processo cioè in cui non c'è proporzionalità tra causa ed effetto. Questo significa che ad allenamenti ripetitivi non corrispondono progressi duraturi e, viceversa, che possono emergere comportamenti nuovi senza alcun allenamento pregresso specifico. Questa mancata conferma del principio di causa-effetto è solo apparente perché è viziata dalla falsa convinzione che l'ambiente non influisca sul soggetto, l'osservatore sul fenomeno, lo spettatore sull'attore, il controllato sul controllore. La diffusa e incontrollabile rete di relazioni produce questo apparente caos, la mancanza di un ordine, la perdita di sequenzialità. Il classico allenamento dal semplice al complesso, dal facile al difficile, solo per citare un classico della didattica tradizionale, non sarebbe più valida in modo indiscriminato. L'emergere del disordine e dell'errore sono considerati parte integrante dell'apprendimento. Giochi senza complessità e senza errori sono fini a sé stessi. In aggiunta è noto che l'apprendimento può essere sia di tipo implicito cioè senza che il soggetto possa spiegare la sua abilità ma anche di tipo esplicito cioè molto più consapevole anche se l'aspetto cognitivo nel calcio ha una importanza relativa, solo propedeutica perché la conoscenza senza la relativa applicazione è fine a sé stessa. Ambienti di gioco complessi faranno emergere gli attrattori cioè i più semplici schemi motori tra i tanti possibili su cui poi si costruiranno i successivi adattamenti e affinamenti.
    3. C'è relazione tra la teoria del caos e degli attrattori e il processo di apprendimento e controllo motorio difatti un sistema complesso si deve adattare alle modifiche del contesto di gioco (sempre avendo in mente un obiettivo). Inizialmente il sistema si auto-organizza in uno stato stabile e ordinato (attrattore) verso cui tende inconsapevolmente. Per adattarsi ai nuovi contesti ambientali il sistema dovrà passare da questo attrattore ad un altro attrattore, diverso dal precedente, distruggendo le relazioni biomeccaniche e neurologiche del precedente per ricostruirne uno nuovo. La creazione di questo nuovo schema è spontanea e si rafforza con l'approvazione, la soddisfazione per avercela fatta o la ricompensa. Ogni essere umano riesce a compiere un nuovo gesto e a controllarlo anche se non in modo fine perciò l'apprendimento e il controllo motorio non sono due processi distinti ma intrinsecamente legati. Questi processi di apprendimento e controllo sono pilotati dal compito da eseguire, cioè dall'obiettivo (ad esempio fare goal oppure impedire di fare canestro agli avversari). I sistemi complessi mostrano una forte dipendenza dalle condizioni inziali che causano indeterminatezza (anche se il sistema continua ad esser governato da leggi deterministiche) nell'evoluzione nel tempo del sistema. Nella maggior parte dei casi i sistemi vengono a trovarsi in una condizione intermedia tra una completamente predicibile e una aleatoria in cui emergono improvvisamente e scompaiono altrettanto impredicibilmente regolarità inattese quali le autorganizzazioni o le forme frattaliche*. In pratica, per fare un esempio, la posizione di un giocatore durante la partita non è predicibile con esattezza istante per istante ma pur essendo una variabile aleatoria segue regole che permettono di predire con una certa confidenza quello che accadrà in base alla situazione precedente. Si parla di modelli stocastici cioè di insieme di funzioni di variabili aleatorie nel tempo cioè di come evolvono nel tempo alcune variabili apparentemente casuali (le posizioni, le traiettorie, etc). Anche se non esiste una definizione universalmente accettata, i sistemi complessi per esser definiti caotici e dinamici (cioè disordinati), pur essendo governati da leggi deterministiche, devono:
    • essere molto sensibili alle condizioni inziali (il famoso effetto farfalla) il che rende l'evoluzione del sistema apparentemente imprevedibile
    • esprimere transitività topologica (concetto difficile che può essere capito facendo riferimento al più semplice mescolamento, cioè alla dinamica caotica della miscela di due fluidi colorati)
    • avere un denso insieme di orbite periodiche (ogni punto è sufficientemente vicino a un'orbita tanto che ogni punto del sistema ne sarà prima o poi interessato)

    * I frattali sono oggetti in cui le parti sono simili al tutto i quali appaiono sempre con le stesse caratteristiche a prescindere dalla risoluzione (macro o micro) con la quale li osserviamo.

    L'approccio ecologico studia i seguenti ambiti:

    1. la relazione tra soggetto, ambiente e compito da svolgere
    2. la capacità di percepire direttamente l'ambiente (si sente, non si calcola, dove calciare)
    3. la capacità di auto-organizzarsi vincolando/svincolando i gradi di libertà del movimento
    4. la non linearità dell'apprendimento (Non Linear Pedagogy, NLP)
    5. la geometria spaziale relazionale 
    6. l'evoluzione dei sistemi complessi (caos e ordine)
    7. le emozioni

     

    L'approccio ecologico allena:

    1. l'opportunità, l'invito ad agire (affordance)
    2. l'emergenza di nuovi comportamenti funzionali, di nuove relazioni di gioco

    L'approccio ecologico si serve, tra gli altri, dei seguenti mezzi allenanti:

    • l'apprendimento differenziale (Differential Learning, DL)
    • l'approccio guidato dai vincoli (Constraints-Led Approach, CLA)

    Lo sviluppo delle abilità motorie specialistiche si basa su quelle di base apprese in età infantile (0-2 anni) e continua per tutta la vita. L'approccio al gioco dei bambini è però molto diverso da quello degli adulti. In particolare nei bambini:

    • la curiosità, la voglia di imparare e la competizione sono innate
    • la soddisfazione e la frustrazione sono manifeste
    • la complessità del gioco è gradita

    L'allenamento non deve essere semplificato o di ridotta complessità ma reso alla portata e accettato da tutti. Nell'approccio ecologico è fondamentale creare un ambiente coinvolgente che favorisca l'emergenza delle relazioni che sono nelle corde dei giocatori. Questa continua ricerca di migliorarsi unita alla soddisfazione che segue il superamento di una prova che si era percepita come difficile genera maggiore consapevolezza nei propri mezzi. E' compito degli allenatori favorire la ricerca del superamento dei propri limiti senza però pretendere quello che non è nelle possibilità. I giocatori sperimenteranno di partita in partita di diventare sempre più abili e consapevoli di sé scoprendo i principi di gioco e scegliendo quelli che formeranno l'identità di squadra. Giocatori coinvolti, non automi né soldatini, giocatori che sanno rompere e ricostruire in continuazione le relazioni sulla base di principi condivisi con gli altri compagni di squadra.

    L'approccio ecologico necessità di percorsi di apprendimento divertenti e coinvolgenti che producono abilità più consistenti (trasferibili nel tempo in partita) rispetto a quelle prodotte con approcci più riduzionisti (solo induttivi o solo deduttivi) e riesce a spiegare con più credibilità del tradizionale approccio cognitivo questioni come la relazione tra percezione e azione, il motivo dell'esistenza in natura di un così gran numero di gradi libertà di movimento, la discontinuità e l'esistenza di occasionali talenti naturali nell'apprendimento motorio in età evolutiva, l'inconsistenza di una tecnica (teorica) da insegnare, l'esistenza della creatività motoria, solo per citare alcuni esempi.

    L'approccio ecologico è un approccio, non è un metodo, non è una tecnica e non è un mezzo allenante come l'analitico, il globale, il prescrittivo, il situazionale. Esso è alternativo all'approccio riduzionistico-cognitivo anche se molti concetti trattati sono presenti in entrambi e questo genera un pò di  confusione: ad esempio la percezione è cosa ben diversa nell'approccio ecologico rispetto all'approccio riduzionista. Il modello riduzionista cartesiano studia le strutture biomeccaniche e il Sistema Nervoso Centrale in un dualismo mente-corpo che spiega alcuni movimenti ma non l'apprendimento e la sua memorizzazione. Per dare un'idea grossolana della differenza tra l'approccio ecologico e quello analitico si pensi alla funzione della partita: per l'approccio ecologico la partita è il momento ideale per osservare e capire come i giocatori e le squadre creano per sé dei vantaggi, nella partita non ci si aspetta di veder emergere qualcosa provato in allenamento ma si devono registrare le nuove relazioni che si stabiliscono in un ambiente veramente competitivo; l'approccio analitico invece considera la partita come il luogo dove debbano replicarsi quei comportamenti provati e ripetuti in allenamento, la partita è l'ambiente in cui si giudica il l'operato settimanale dell'allenatore, la sua famosa mano.

     

    Soggetto, Ambiente, Compito

    Nell'approccio ecologico è fondamentale il contesto: ad esempio gli spazi, i tempi, il numero di giocatori. Nell'approccio ecologico il soggetto è immerso nell'ambiente che percepisce direttamente, non si può considerare avulso da esso mentre in quello cognitivista il soggetto può conoscere l'ambiente in modo oggettivo come se non ne facesse parte integrante, non fosse intimamente legato con esso. Nell'approccio ecologico è importante il compito da eseguire ed è il gioco che invita a percepire quello che è più importante, che consiglia l'azione e i gesti motori più efficaci nella data situazione. L'obiettivo deve essere chiaro ma l'azione che scaturisce può essere istintiva e inconsapevole. L'azione non nasce da una intenzione indipendente dall'ambiente o dal compito ma sono l'ambiente e il compito che suggeriscono l'azione. In questa triplice relazione circolare di interdipendenza risiede la sostanza dell'approccio ecologico:

    soggetto <-> ambiente <-> compito

    Capire le relazioni tra soggetto, ambiente e compito è fondamentale per allenare una squadra in un gioco complesso.

     

    Percezione, rappresentazione e azione

    Riguardo alla percezione si considera principalmente quella spaziale per il quale l'organo più importante pare essere quello della vista. La percezione è diretta, immediata, non è una interpretazione cognitiva e rende inscindibile la relazione tra giocatore e ambiente.  Non esiste azione senza percezione e percezione senza azione. Lo schema di movimento (azione) è guidato dalla necessità di cambiamenti (nel controllo nel campo percettivo, Rovegno, 2001), di un obiettivo. Ciò che mette in relazione la percezione e l'azione è il compito da svolgere. Per fare un esempio molto generale se un biologo entra in un bosco sarà colpito (affordance, vedi più avanti) dalle meraviglie della natura selvaggia mentre se ad entrarci è un falegname saranno i tronchi degli alberi piuttosto che gli animali o il resto della vegetazione ad attirare la sua attenzione. La percezione dipende dal compito e già mentre si percepisce si immagina l'idea di una azione che dipende dal compito e dalla percezione perché gli inviti ad agire (le affordance) saranno diversi da soggetto a soggetto.

    La percezione, secondo Piaget, differisce dalla rappresentazione: la percezione è la conoscenza primigenia, diretta di un oggetto o di un corpo presente nel campo sensoriale mentre la rappresentazione è la capacità di sostituire un oggetto o un corpo assenti con figure, segni (parole) o simboli che compare più tardi e va grosso modo di pari passo insieme all'evoluzione dell'immaginazione e del linguaggio. Attraverso il movimento del corpo nello spazio il bambino scopre e sviluppa:

    da 0 a 2 anni, le relazioni spaziali percettivo-motorie:

    • topologiche da 0 a 4 mesi (vicinanza, inclusione, continuità, compattezza)
    • euclidee da 5 a 12 mesi (costanza della forma delle grandezze e costruzione dei trinagoli, quadrati, etc)
    • proiettive da 12 a 24 mesi (rapporti tra oggetti, posizioni, spostamenti e rotazioni)

    da 2 a 7 anni, le relazioni spaziali rappresentative:

    • topologiche (vicinanza, lontananza, confine, aperto, chiuso, dentro e fuori)
    • proiettive (davanti, dietro, sinistra, destra)
    • euclidee (misura di lunghezza e di superficie)

    Nell'approccio cognitivista il soggetto e il compito da eseguire sono visti come indipendenti, l'uno non si relaziona con l'altro, nè il soggetto nè il compito modificano la percezione dell'ambiente. La percezione è ciò che permette di raccogliere dati dall'ambiente stesso, dati che il cervello elabora per compiere l'azione conseguente. 

     

    Stato stabile e stato instabile

    Gli animali presentano una grandissima ridondanza di gradi libertà del movimento e il motivo di questa sovrabbondanza non è stato ancora definitamente capito. La spiegazione che ne da l'approccio ecologico appare verosimile: questa ridonandanza sarebbe necessaria e funzionale al processo di apprendimento e controllo del movimento.

    La coordinazione si acquista in tre fasi consecutive:

    1. autorganizzandosi verso un singolo schema motorio (che funge da attrattore) tra i tanti disponibili
    2. sperimentando nuovi schemi (passando per gli stati instabili, i fluttuattori) per adattarsi alle varie possibilità offerte dall'ambiente
    3. infine perfezionando in modo fine un gesto che ormai si è stabilizzato secondo uno schema efficace

    La prima e la terza fase sono costituite da uno schema fisso, il primo perchè è quello che si è preso come base, l'ultimo perchè è il frutto della grande esperienza accumulata: ecco perchè atleti poco esperti mostrano grande variabilità mentre dopo essersi specializzati la variabilità diminuisce. Nel mezzo c'è una grande variabilità motoria che è funzionale se non è ripetitiva. 

    Inizialmente l'organismo si autoorganizza vincolando i sovrabbondanti gradi libertà del movimento e tendendo a un particolare stato stabile (che fungerà da attrattore) ogni qual volta l'ambiente richiederà quel dato movimento. Tra le tantissime possibilità il sistema tenderà verso una di esse e su questo attrattore fonderà il proseguio della sua esperienza motoria che continuerà adattandosi agli inviti (affordances) proposti dall'ambiente mai perfettamente identici (ripetendo senza ripetere) e distruggendo il vincolo precedente per sperimentarne altri alla ricerca di una stabilità, di un nuovo attrattore in grado di adattarsi meglio alle opportunità dell'ambiente. Questa catena di transizioni da attrattore a nuovo attrattore passa per una serie di stati instabili in cui l'organismo è in grado di stabilire quali caratteristiche del movimento sono più importanti. L'apprendimento del movimento si fonda sulla possibilità di sperimentare queste transizioni (fluttuattori). Nell'ultima fase, quella della perfezione del gesto, l'atleta esperto affina le sue capacità fino al limite delle sue possibilità biomeccaniche.

    L'apprendimento e il controllo sono governati da questi processi biomeccanici per cui per migliorare un'abilità è necessario variare il contesto, ripetendo senza ripetere (cambiando le dimensione della palla, dello spazio, dei tempi o il numero dei giocatori solo per fare gli esempi più banali) altrimenti il sistema non capisce quali sono le caratteristiche importanti del gesto. L'esercizio analitico perde la sua necessarietà e deve essere messo a confronto nel breve ma anche nel lungo periodo. Nel calcio giovanile quello che interessa è la memoria a lungo termine mentre nel calcio agonistico degli adulti ha senso far esercizi sulle situazioni da fermo come le punizioni, i calci d'angolo, le rimesse laterali, i rigori, etc in cui l'attività motoria in avvio di azione è molto più consapevole. Gli effetti delle ripetizioni nel lungo periodo si affievoliscono per cui è necessario rinfrescare continuamente l'esercitazione.

     

    Affordance

    E' un vincolo fondamentale, quello dell'invito (dell'opportunità) ad agire (in inglese 'affordance') che nasce dalla relazione percepita con l'ambiente della prestazione (Ecologia dinamica). Allenarlo è fondamentale.

     

    Basi scientifiche

    L'approccio ecologico si fonda sulle teorie dei sistemi dinamici non lineari. Infatti la transizione da stato stabile a nuovo stato stabile passa per uno instabile imprevedibile. E' un approccio alternativo rispetto a quello derivato dal cognitivismo sebbene entrambi facciano riferimento a termini e situazioni simili ma a cui si danno significati diversi. Il cognitivismo, al contrario, considera il movimento frutto di una elaborazione delle informazioni che si esplicita ne 'La teoria dello schema', il modello che va per la maggiore e che fu presentata nel 1975 da Richard A. Schmidt.

    L'approccio ecologio si basa sui seguenti studi:

    • sulla biomeccanica e la fisiologia del russo Bernstein (The Co-ordination and Regulation of Movements, Pergamon, London, 1967) che precognizzavano l'autorganizzazione del sistema nel vincolare i sovrabbondanti gradi libertà del movimento secondo attrattori e fluttuattori.
    • sulla guida percettiva dell'azione di James Gibson (The Ecological Approach to Visual Perception, 1979)
    • sui vincoli (individuo, ambiente e compito) allo sviluppo della coordinazione trattati la prima volta in modo organico in un articolo di Karl M. Newell (“Constraints on the development of coordination” in Motor Skill Acquisition in Children: Aspects of Coordination and Control, eds M. G. Wade and H. T. A. Whiting, Amsterdam: Martinies NIJHOS, 341–3601986)
    • di Sholhorn
    • di Davids, Otte nel modello di insegnamento di abilità motorie (2021)

    Dall'approccio ecologico nasce la pedagogia non lineare che fonde le teorie di Psicologia ecologica di James Gibson (Per un approccio ecologico alla percezione visiva, 1979) con le teorie di fisica dei Sistemi dinamici non lineari e viene applicata attraverso la metodiche dell'apprendimento differenziale (DL, Differenzial Learning) e dell'approccio guidato dai vincoli (CLA, Constraints Led Approach).

    Le teorie dei sistemi dinamici non lineari riescono a capire come nei sistemi complessi gli organismi viventi si autorganizzano per creare soluzioni efficaci a problemi sempre nuovi per i quali gli effetti non corrispondono in maniera proporzionale (lineare) alle cause poichè piccole variazioni possono causare grandi variazioni, possono far uscire dalla stabilità ed entrare in uno stato caotico, instabile e viceversa. La pedagogia non lineare sembra trovare maggiori riscontri negli sport di tipo aperto, quelli più caotici come il calcio, il rugby, la pallameno, il basket, la pallavolo, etc. Il calcio di strada è il modello più naturale da cui partire e prendere spunto per progettare un ambiente di apprendimento non lineare.

    La pedagogia non lineare, a parità di risultati nel breve con l'approccio riduzionista cognitivo, in vari studi mostra di consolidare una maggior consistenza* nel lungo periodo ( “Train as you play”: Improving effectiveness of training in youth soccer players, A. Deuker et altri, 2003 ) ai giocatori che si allenano.

    * per consistenza si intende la capacità di saper applicare un'abilità in vari contesti. 

     

    L'allenatore

    Dovrebbe essere uno che ha imparato a conoscere e dominare i propri conflitti interiori prima di iniziare la sua opera pedagogica che si esplica andando quanto meno a influenzare il contesto di gioco che un tempo era spontaneo e libero. Nel gioco libero l'adulto non c'era ma c'è sempre almeno un allenatore nel gioco organizzato di oggi, nello sport. Il gioco libero è infatti quasi scomparso mentre la figura del Mister è onnipresente. Oggi c'è sempre più spesso un adulto a istruire e a iniziare i giovani allo sport in un'opera che appare sempre più complessa. L'allenatore incide nel complesso corpo-mente del giovane, deve tentare di educarlo. Educare significa ex-ducere (portar fuori) quindi non certo inculcare, conculare o portar dentro qualcosa. Educare significa tirar fuori dal giovane qualcosa e non ficcargli in testa quello che all'allenatore pare giusto. Ma cosa un allenatore può ex-ducere dal giovane giocatore ? Il sorriso ? Il piacere ? Il divertimento ? La felicità ? L'abilità ? La conoscenza ? Forse tutte queste cose assieme o forse solo qualcuna a seconda della bravura dell'allenatore nel saper interpretare il proprio ruolo di facilitatore di relazioni (mente-corpo, giocatore-squadra, giocatore-allenatore, giocatore-spazio-tempo, etc). La relazione è forse la chiave di tutto. Una relazione equilibrata e capace di adattarsi alle più svariate circostanze è forse quella che da la massima felicità. Il gioco, come la vita, è appagante quanto più è relazionale. L'allenatore non può essere strumento di potere, non può controllare, non deve delimitare e contenere ma deve lasciar liberamente fluire l'energia del giovane, favorire le sue relazioni. L'allenatore non può non esser che sè stesso. Per far sì che il giocatore dia senso al gioco deve lui prima di tutto conoscere il senso che per lui ha il gioco quindi non può non saper o aver voglia ancora di giocare. Il suo deve essere un lavoro in cui c'è una componente giocosa non minoritaria. Se manca il gioco nel suo essere sarà più difficile che i suoi giocatori ne sperimentino il senso.

    E' chiaro che non è l'allenatore che però gioca la partita ma i giocatori e che se si vuole giudicare l'operato dell'allenatore sarebbe più coerente giudicare quello che l'allenatore fa durante la settimana, in allenamento e, al massimo, la formazione e le sostituzioni ma il gioco della partita spesso non è imputabile direttamente al lavoro dell'allenatore ma dipende fortemente e in primis dai giocatori. L'allenatore ha delle responsabilità e anche importanti che però non sono facilmente giudicabili dalla sola partita.

     

    L'allenamento

    L'allenatore è un facilitatore che deve:

    • introdurre variabilità nella pratica, ripetendo senza ripetere, ad esempio giocando con palle di diverse dimensioni o su spazi di diversa forma. La variabilità permette ai soggetti di sperimentare modi nuovi di colpire la palla o smarcarsi. I giocatori diventano consapevoli che l'errore è utile e necessario per capire cosa è giusto mantenere e cosa invece si può scartare
    • creare progetti d'apprendimento rappresentativo. Gli scenari di gioco rappresentativi sono caratterizzati da un elevato grado di simbolismo quali ad esempio le partitelle in spazi e numero di giocatori ridotti (i cosiddetti small sided games come gli 1vs1, 2vs1, 2vs2, 3vs2, 3vs3, etc) in cui si mimano situazioni di gioco reali.
    • non semplificare troppo nè rendere troppo complessi i compiti per permettere agli allievi di concentrarsi meglio su determinati aspetti dell'azione di gioco per non ridurre la capacità di percepire gli aspetti importanti di cui l'allievo non potrebbe altrimenti rendersi conto ma senza rendere il compito troppo semplice. Ad esempio nell'allenare abilità tecniche fondamentali potrebbero essere richiesti solo obiettivi semplici (calciare per fare goal senza il portiere, stoppare senza la pressione ravvicinata di un avversario, superare in dribbling un avversario bendato)
    • dimostrare in pratica e approssimativamente un movimento invece di spiegarlo analiticamente
    • fare domande per stimolare risposte personali da parte degli allievi invece di imboccarli con soluzioni preconfezionate
    • incoraggiare gli allievi invece di correggerli soprattutto quando sbagliano
    • non essere troppo soddisfatto (o troppo preoccupato) nel caso di un'esercitazione svolta sempre (o mai) alla perfezione perchè nel primo caso significherebbe che abbiamo proposto una situazione molto semplice, perfettamente gestibile, poco interessante, ripetitiva mentre nel secondo caso significherebbe che abbiamo proposto una situazione che, a meno di non essere troppo complessa, è allenante perchè richiede ai giocatori di sperimentare un qualche nuovo modo di risolvere il problema, qualcosa che non è ancora nelle loro corde. Lo scopo è generare maggior fiducia in sè stessi quando si sa di non saper svolgere un compito, migliorarsi e non semplicemente mantenere un livello già acquisito. Ad esempio quando ci si deve preparare ad affrontare una sfida complicata se si fanno eseguire esercizi su spazi più ampi si può aumentare la fiducia nei propri mezzi in fase di possesso. Inversamente prima di una gara sulla carta semplice può essere utile tenere alta la concentrazione della squadra facendola lavorare su spazi più ristretti.

    Non ci si concentra più solo sui contenuti degli esercizi ma piuttosto sul perchè e sul come si propone un dato esercizio che potrebbe avere scopi diversi se eseguito in tempi o con squadre diverse.

     

    L'apprendimento differenziale

    L'apprendimento differenziale consiste nel 'disturbare' il contesto di gioco. Esso è una conseguenza della pedagogia non lineare. Un ambiente di gioco rumoroso produce instabilità. I disturbi devono riguardare tutto l'insieme, non un singolo aspetto o un solo giocatore. E' quindi importante proporre continui cambiamenti percettivi, di scelta e di esecuzione contemporaneamente senza far venir meno la fiducia nei propri mezzi e la motivazione più genuina mancando la quale l'apprendimento rimarrebbe estemporaneo e non si sedimenterebbe adeguatamente. Tipicamente dopo 3 ripetizioni la variazione viene considerata ripetetiva dalla mente umana perciò dopo massimo tre ripetizioni bisogna introdurre una ulteriore variante che può consistere nel cambiare qualche qualità dell'attrezzo del gioco, ad esempio variando banalmente la dimensione, il peso e la forma della palla. In realtà se è vero che calciare una pallina da tennis è senz'altro una modifica significativa del contesto in grado di far emergere comportamenti interessanti, è soprattutto la variazione del numero dei giocatori, della forma o delle dimensioni dello spazio di gioco e delle regole del gioco che può far emergere comportamenti significativi.

    Gli studi mettono in risalto l'efficacia dell'apprendimento differenziale rispetto al tradizionale esercizio costruito nella convinzione che la natura dell'apprendimento sia lineare cioè che con più ripetizioni si correggano meglio gli errori:

     

    Didattica dell'esplorazione guidata

    I principali vincoli di questa didattica sono quelli di mantenere in continua evoluzione l'autorganizzazione dello sviluppo delle abilità (schemi motori e tattica) preservando la motivazione, il divertimento e la soddisfazione del bambino che deve esser consapevole di poter diventare sempre più abile. In questo contesto di scoperta guidata la specificità e la globalità sono mezzi allenanti entrambi necessari e complementari [1].

     

     [1] Constraints-on-the-development-of-coordination-adapted, (2021, Karl M. Newell, Inez Rovegno et altri, view in full text on researchgate.net)

     

     

     

     

     

     

      

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    L'allenamento in generale è trattato nell'articolo riguardante la Scuola Calcio.