Il calcio è un gioco di squadra di tipo aperto[1] molto divertente e tra i più seguiti e praticati al mondo. La sua natura è situazionale, dinamica, relazionale, complessa e imprevedibile.
Che tipo di gioco è il calcio?
Tecnicamente il calcio è un gioco di tipo aperto cioè senza importanti vincoli se non il divieto di toccare la palla con le mani tranne che per il portiere. Poichè sono poche le regole che lo definiscono e solo una di loro riguarda i falli ad ogni giocatore è consentita una grande variabilità di gesti motori che consente a tutti di giocare fin da bambini. Rispetto agli altri sport di tipo aperto è più complesso infatti rispetto al rugby e al basket non permette il controllo della palla con le mani; rispetto al rugby permette l'invasione del campo avverso anche oltre la linea della palla; rispetto al basket, lo sport che più gli somiglia, è giocato all'aperto. con molti più giocatori, in un'area più vasta e prevede che un giocatore, il portiere, possa difendere il proprio "cesto".
Oltre agli aspetti strettamente tecnici il gioco del calcio è divertimento per chi lo pratica, un importante motore economico, un mezzo per accrescere il proprio prestigio, uno strumento di propaganda politica, l'edulcorazione della guerra, uno spettacolo per chi assiste, passione per il tifoso. Chiamente alla base di tutto c'è il divertimento che negli sport di tipo aperto è fondamentale come il metabolismo per un atleta, l'acqua per un pesce, la mamma per un figlio. Senza divertimento si spegne quella luce che da forma a tutti gli aspetti del gioco. L'unico motivo sufficiente da solo a determinare l'esonero di un allenatore è la sua incapacità nel creare le condizioni affinchè la sua squadra produca gioco e quindi si divertano sia i giocatori che gli spettatori.
Il calcio è un gioco situazionale
Il calcio è costituito da un susseguirsi più o meno fluido di situazioni in cui i giocatori di una stessa squadra cercano di coordinarsi al fine di ottenere un qualche vantaggio sugli avversari. Ogni giocatore agisce mentre percipisce e percepisce mentre agisce per cui interpreta a suo modo una determinata situazione perchè ciascuno ha un punto di vista, un'esperienza e abilità differenti. Ad esempio un giocatore che non sa colpire la palla di testa non percepirà nemmeno la possibilità di saltare, la scarterà a priori perchè non è in grado di toccare una palla alta. Nelle situazioni in cui c'è una certa incertezza o indecisione le possibili evoluzioni a partire da una stessa situazione aumentano in numero esponenziale. Oltretutto si dice che Il calcio sia autosimiliare o frattalico[2] in quanto all'interno di una partita si giocano tante mini partite (1vs1, 1vs2, 2vs1, 2vs2, ..., 5vs5, etc) legate e innestate l'una all'altra in maniera sempre diversa e in zone di campo diverse che coinvolgono progressivamente e maggiormente i giocatori più vicini alla palla. Gli allenatori tradizionalmente allenano alcune delle situazioni di gioco che tendono a ripetersi anche se mai identicamente a sè stesse, ultimamente allenano sempre più le situazioni a partire da gioco fermo (punizioni, rimesse in gioco da fallo laterale, calci d'angolo, etc).
Il calcio è un gioco dinamico
Le situazioni di gioco non sono statiche ma sempre in evoluzione, non sono figlie di un pensiero cognitivo consapevole ma piuttosto del caos. di Imprevisti, virtuosismi, errori, contatti o comportamenti al limite della regolarità i quali possono generare discontinuità e transizioni (cioè il cambio del possesso palla da una squadra all'altra) oppure vantaggi (posizionali, numerici, etc). L'evoluzione delle situazioni di gioco nel calcio può diventare anche molto veloce quando si gioca in spazi ristretti. Questo avviene in modo voluto nelle prime squadre come conseguenza di specifiche strategie ma anche nei settori di base dove i piccoli giocatori si ammassano attratti dal pallone. Più l'evoluzione della situazione è rapida e più ogni calciatore è costretto a percepire ma anche contemporaneamente ad agire. Anche nelle rimesse in gioco da palla inattiva (rimesse laterali, calci di punizione, etc) bisogna evitare di farsi soprendere. E' la dinamicità del gioco che rende importanti l'intuizione, la sorpresa e alcuni aspetti emotivi e caratteriali del giocatore quali il coraggio o la paura e rende poco significative le sue capacità cognitive che spesso non ha tempo per pensare né per comprendere le indicazioni verbali proveneinti da bordo campo. Saper pensare non è una dote fondamentale per un giocatore di uno sport dinamico come il calcio.
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Il calcio è un gioco di relazione
Nel calcio le individualità tecnico tattiche possono rappresentare un valore aggiunto in alcune specifiche situazioni (si pensi alle abilità nell'1vs1, nel tiro da fuori area o nel cambio di gioco, etc) ma più spesso sono determinanti le relazioni di gioco le quali devono creare le condizioni per un vantaggio o per innescare certe individualità. Ciò è ancor più importante quando si devono affrontare formazioni di valore simile ma può capitare anche che squadre meno dotate mettano in seria difficoltà avversari sulla carta più forti. Il dinamismo e la grande variabilità (il contrario della tecnica) degli sport di tipo aperto aumentano l'importanza per i giocatori di sapersi relazionare con la palla, con gli altri giocatori e con gli spazi occupati e da occupare. L'intesa coi compagni diventa fondamentale perché consente di sviluppare il gioco, un gioco. Nel calcio moderno è difficile trovarsi nella condizione di 1vs1 puro, al contrario ci si trova sempre in situazioni con più di due giocatori non lontano dalla palla sono in grado di entrare in gioco. Assumono quindi valore le percezioni e le scelte tattiche condivise, non solo quelle individuali per quanto di alto livello. Se tra compagni non c'è intesa non si concretizza il vantaggio relazionale, quello che porta a dominare l'avversario attraverso il gioco. Similmente se non si interpretano in modo condiviso le scelte tattiche degli avversari non si riesce a contrastare efficacemente il gioco degli avversari. Giocando emergono nuove relazioni con la palla, coi compagni, con gli spazi, con l'ambiente che devono essere colte, interpretate e allenate dall'allenatore. Sarà la qualità delle relazioni a determinare la qualità del gioco. Ruolo dell'allenatore è quello di rinforzare le relazioni che creano vantaggi.
Il calcio è un gioco complesso
Questa differenziazione di interpretazioni genera ulteriore imprevedibilità soprattutto quando i giocatori si affrontano a viso aperto. quante più possibili situazioni, mini o macro partitelle che siano, e a scegliere un comportamento da adottare di concerto con quello dei compagni e in grado di contrastare le azioni degli avversari. Si sussegue quindi una serie di duelli relazionali (di situazioni di gruppo da leggere e di funzioni tattiche da interpretare) che in zona palla si consumano in modo poco consapevole. In una frazione di secondo i giocatori devono affrontare il disequilibrio.
Questa autorganizzazione può e deve essere essere allenata rispetto a principi di gioco condivisi dai giocatori solo nelle prime squadre e non nei settori di base e giovanili. Il giocatore viene allenato a riconoscere e interpretare in modo coordinato coi suoi compagni
Quindi oltre alla grande variabilità di gesti motori è presente anche una ulteriore variabilità, quelle delle interpretazioni a caldo.
Il numero di gradi di libertà (di possibili azioni) molto alto non permette ai giocatori nel vivo dell'azione di pensare o di seguire le indicazioni del mister ma li costringe ad autorganizzarsi spontaneamente sul momento. Le capacità cognitive del mister sono fondamentali ma hanno molta meno importanza per i giocatori in zona palla sotto pressione degli avversari.
Il calcio è un gioco imprevedibile
L'innumerevole puzzle di situazioni mai statiche all'interno di una partita non è né completamente casuale né totalmente deterministico, i matematici direbbero 'stocastico'. Spesso si sente dire che nel calcio "nessuno ha la verità in tasca". Questa affermazione conferma che l'imprevedibilità è una caratteristica del calcio da cui non si dovrebbe mai prescindere. L'imprevedibilità deriva in parte dalla natura apparentemente caotica del gioco e in parte dall'impossibilità di controllare in modo consapevole tutti i fattori (ammesso che siano noti) che determinano l'evoluzione di una rapida situazione. La complessità non può essere controllata ma può essere accettata nella sua interezza, a patto di non destrutturarla pezzo per pezzo. Non serve a molto aspettarsi un certo risultato, serve di più lavorare per ottenerlo senza sentirsi mai vincitori fino al fischio di fine partita.
Chi crea, allena ed alimenta il gioco
Il gioco del calcio lo creano i giocatori ma, sarebbe meglio dire che il gioco si crea da sé, allena ed alimenta sè stesso ed è solo giocando che si impara a giocare. Non giocare porta a impoverirsi di possibili soluzioni. Ogni bambino impara a giocare a calcio e può diventare anche molto bravo per strada, senza allenatori. Similmente all'inizio di ogno stagione e a seguito di lunghe assenze i giocatori trovano difficoltà nel integrarsi nel gioco della squadra. L'allenatore quindi allena i giocatori e la squadra creando condizioni di gioco, servendosi del gioco, sottomettendosi al gioco e ai giocatori. L'allenatore che crea condizioni di paura o di tensione nei giocatori altera le loro possibilità di esplorare le possibili soluzioni di gioco. L'ambiente di gioco determina l'allenamento. L'allenatore che non usa il gioco per allenare è un allenatore inefficace e ininfluente ai fini del gioco. L'allenatore che obbliga, controlla, spiega, insegna, impone esercizi e interrompe il gioco per correggere invece che far giocare migliora le qualità cognitive, motorie e atletiche ma non migliora il giocatore in quanto giocatore, non migliora il gioco di squadra. I giocatori e le squadre di calcio allenate da allenatori che non si servono il gioco si allenano ma primariamente solo durante le partite non interrotte.
può allenare col fine della vittoria perchè essa impedisce l'apprendimento, fine primario del settore giovanile. Infatti se è vero che si impara dalle sconfitte è chiaro che se si vince è perchè si è stati in grado di vincere cioè si era in grado di battere gli avversari e quindi non si è imparato molto.
Il calcio emoziona, ispira e seduce
l calcio piace a chi lo gioca ma anche a un pubblico molto vasto. Il giocatore si emoziona quando è indotto a superare i propri limiti, a risolvere insieme problemi comuni, ad affrontare situazioni molto diverse tra loro o inaspettate. Questo accade in partita in modo naturale ma non in allenamento la pressione del risultato è molto minore per cui si indebolisce lo stimolo all'impegno a meno che l'allenatore o l'ambiente non creino le condizioni adatte a tenere sulla corda i calciatori. Il calcio poi permette il giudizio di tutti e stimola la polemica (di spogliatoio come di tribuna) perché il calcio non ha risposte univoche, valide in assoluto e si presta a interpretazioni apparentemente tutte verosimili. La sua complessità giustifica e stimola la creatività dei giocatori e l'immaginazione degli spettatori e dei tifosi. E' un gioco che accomuna ma anche che stimola l'agonismo. Questo suo gianobifrontismo lo riveste di un'aurea quasi mistica che fa molti proseliti. E' fruibile dagli spettatori in modo gratuito (quello dell'attività di base) o a pagamento (quello delle prime squadre). Soprattutto nel calcio dei professionisti (ma non solo) il calcio è diventato un business in cui la vittoria è diventata l'unico scopo (non il significato del gioco espresso) e ciò rende difficile mantenere saldi i principi di gioco se non si ha una forte identità.
Il calcio è una palestra di vita
La complessità del gioco del calcio lo rende un formidabile strumento educativo, una palestra di vita in cui il giovane calciatore può relazionarsi con sé stesso, con gli altri, con l'ambiente, con i principi e con l'imprevisto. L'obiettivo della vittoria è sempre presente nella mente di qualsiasi giocatore, giovane o adulto, tecnico o dirigente. Tale scopo comune fa da collante e genera un senso di appartenenza, di fiducia nell'altro. La ricerca e il senso della vittoria non possono essere considerati avulsi dalla realtà in cui si è immersi (calcio di base, giovanile, dilettantistico, professionistico). Tutti vogliono e giocano per vincere, soprattutto nella società moderna e soprattutto i bambini che prendono la vittoria come una cosa molto più seria degli adulti. In questo senso solo l'amore verso il gioco supera le possibili presunzioni o delusioni e la vittoria o la sconfitta sono il significato più alto di ciò che si fa per ottenerla o impedirla (Francesco D'Arrigo ne "Il primato del gioco", seconda edizione La casa Usher, 2023, pag. 17).
Il calcio è un gioco che necessita di un lungo periodo di apprendimento
Per imparare a giocare bene a calcio è importante iniziare a praticarlo fin da piccoli perché il controllo della palla non può esser effettuato con le mani. Inoltre l'ampia area di gioco e il gran numero di giocatori necessita che si stabiliscano tra i giocatori relazioni che devono essere allenate in modo specifico per emergere, consolidarsi e determinare dei vantaggi concreti in partita. La didattica funzionale all'apprendimento di questo tipo di giochi non può essere direttiva ma deve tener conto della complessità, dell'imprevedibilità e della dinamicità del gioco ed è chiamata approccio ecologico.
Problemi e prospettive
Va ricordato che il gioco è lo strumento principe dell'apprendimento dei più piccoli: gioco e apprendimento sono infatti collegati. Purtroppo la società moderna rappresenta un ostacolo per i giochi di tipo aperto e il calcio (ma non solo lui) sta perdendo attrattiva. Per non snaturare ulteriormente questo bellissimo gioco è necessario comprenderne le caratteristiche distintive che sono state riassunte in modo semplicistico. Solo considerando tutte queste caratteristiche in modo transdisciplinare si può comprendere la bellezza e la potenzialità di questo gioco sia per i giovani che per gli adulti. Guardarlo, studiarlo, allenarlo e praticarlo permettono di conoscerlo, apprezzarlo e proteggerlo da evoluzioni autodistruttive.
Note
[1] Gioco di tipo aperto: un gioco che non si basa su preconcetti, che consente molti comportamenti diversi e che quindi stimola la creatività
[2] Frattalità: proprietà dei sistemi per la quale ogni parte ha la forma dell'intero e contiene a sua volta altri interi. ES: un 4vs4 ha la stessa forma di un 11vs11 ma può essere interpretato come internamente composto da 2vs2, 3Vs1, 3vs2, 2vs3 etc