La didattica, le esercitazioni o la teoria, sono alcuni esempi di strumenti che tradizionalmente si pensa siano determinanti nell'allenamento del gioco del calcio. La didattica è una scienza che studia i procedimenti, i metodi e le tecniche da applicare in allenamento ed utili all'apprendimento, essa però non si interessa del modo e dell'approccio con cui si allena, del perchè di certe proposte, dell'empatia o meno di un'allenatore. Le esercitazioni occupano certamente la maggior parte delle attività di allenamento settimanali. ., potrebbe rallentare o, addirittura ostacolare il processo di apprendimento se viene assunta a bussola fondamentale. Oltre alla didattica anche i contenuti delle proposte di allenamento possono diventare un problema per l'apprendimento se sono considerati più importanti del come e del perchè sono proposti ai giocatori.
Confronto tra la situazione attuale e quella passata
Didattica e contenuti dell'allenamento sono sempre stati un potenziale problema piuttosto che una risorsa per chi allena ma solo oggi ce ne si sta rendendo conto. Pensiamo a quanti allenatori scopiazzano esercizi da improbabili manuali o al peggioramento dei problemi dopo l'introduzione dei corsi federali in cui si rilasciano autorizzazioni ad allenare in cui gli allenatori vengono convinti a seguire le mode del momento come far giocare tutti e di più, aumentare gli uno contro uno o la multilateralità, introdurre lo psicologo e il preparatore motorio, etc, tutte cose che fanno benissimo alla salute e al benessere del giocatore ma che ostacolano l'apprendimento del gioco se ognuno di questi aspetti è assunto a totem e non si integra con gli altri. Ad esempio un preparatore motorio che si ostini a progettare i suoi esercizi senza sottoporli al vaglio dell'allenatore o senza esser pronto a modificarli in tempo reale nel momento in cui osservasse che i giocatori faticassero a interpretarli in modo coinvolgente non farà alcun male ai giocatore ma nemmeno del bene al gioco.
Le cause dell'aumento del tasso di abbandono precoce e della diminuzione del numero e della percentuale di praticanti e talenti di chi pratica sport di tipo aperto quali soprattutto il calcio sembra essere la scomparsa del gioco di strada e la sua impropria sostituzione con le famigerate scuole sportive in età infantile. Quando i bambini imparavano a giocare da soli sotto casa non c'era nè un così elevato abbandono adolescenziale nè un deficit di talenti per cui chi teorizza che oggi sia l'adulto il rallentatore del percorso di apprendimento del bambino deve riconoscere che un certo rallentamento si sarebbe determinato anche in passato nelle categorie giovanili (dai 12 anni in poi). Chiaramente non cambiando mai nulla nella didattica in età giovanile tra passato e presente è logico pensare che sarebbe stato difficile accorgersi del danno che l'adulto fa ed ha sempre fatto in età giovanile osservando i numeri dei praticanti e dei talenti. Se osserviamo oggi numeri impietosi è logico indagare se la didattica dell'adulto in età infantile non sia corretta perchè è davvero il cambiamento sostanziale tra la vecchia epoca e questa di oggi.
non sembra aver sortito grossi effetti, anzi.E' lecito ipotizzare che il problema possa risiedere non può quindi risiedere nei contenuti poichè nella scuole sportive si gioca e si fa anche abbastanza multilateralità quindi forse è giusto indagare i modi con cui si propongono certi contenuti. Forse il problema è l'inefficacia di un percorso di apprendimento infantile gestito da certi adulti perchè anche quando c'era il gioco di strada gli adulti gestivano il percorso di apprendimento ma dalle categorie giovanili in poi. Se il problema è nei modi di fare dell'adulto doveva ripercuotersi negativamente anche in passato
non mancano e non si può risolvere aggiunstando un unico dettaglio ma prendendo in considerazione una serie di aspetti e tutti significativi nel processo di apprendimento e affinamento motorio. ma ta alla perdita di consapevolezza da parte degli adulti che li allenano dell'unitarietà del gioco e del giocatore e che una squadra non è la semplice somma algebrica di tanti giocatori. Abbandono precoce dell'alltività sportiva, peggioramento delle qualità dei giocatori e del gioco, grosse difficoltà nel raggiungere categorie d'elite. A conferma di tutto questo sono aumentati in numero e in percentuale sui praticanti i risultati italiani negli sport dove non si gioca, nei cosiddetti sport di tipo chiuso come l'atletica leggera. La presenza dei soldi non è la causa principale dei problemi, è come dare la colpa agli avvoltoi della morte di un animale nel deserto. Se in età infantile il gioco non è più praticato ma è fatto scimmiottare (dagli allenatori nelle scuole sportive) in luoghi dove la razionalità strumentale, cioè l'utile, la fa da padrone è chiaro che non si eccelle più negli sport dove il gioco è la base ma emergono talenti in attività meno complesse
Il modo di allenare non è mai cambiato se non in parte nei contenuti perchè sostanzialmente si allenano come sempre tutti i vari aspetti del gioco (relazionale, motorio, atletico, tecnico, tattico, motivazionale) in modo separato l'uno dall'altro confidando che poi il corpo unisca da sè tutti i pezzi del puzzle, non si allena e non si è mai allenata la fantasia, la creatività o il divertimento, non si è mai considerato il giovane per quello che è e cioè un ragazzo in crescita che non solo ha tutto il diritto di sbagliare ma che solo grazie a quell'errore può crescere e non per merito delle nostre spiegazioni. Da sempre poi la fa da padrona la cultura del lavoro anche in età dove sarebbe forse reato far svolgere un'attività non divertente, non in forma di gioco. L'allenatore tradizionale non si preoccupa minimamente di sottovalutare la didattica e la complessità dei processi di apprendimento motorio, pensa che far giocare tutti di più, anche quelli meno abili penalizzi quelli più abili, per lui è importante fare gli stessi esercizi che fanno i grandi allenatori, etc. L'aumento della sedentarietà, della burocrazia e degli affari non ha che peggiorato un ambiente che non aveva nemmeno prima mai favorito il divertimento e l'apprendimento motorio.
La tradizione
Finchè era esistito il gioco di strada molti dei problemi sopracitati erano messi sotto il tappeto perchè l'abilità dei calciatori che si affacciavano nelle categorie giovanili mascherava i problemi di una didattica prescrittiva, autoritaria e ricattatoria:
- prescrittiva se l'allenatore è considerato un insegnante o un istruttore cioè uno il cui compito principale è quello di distribuire consigli, raccomandazioni, correzioni e suggerimenti e le moderne scuole calcio sono piene di allenatori che tengono prediche ai giocatori, li telecomandano e ne correggono gli errori. Nelle scuole calcio si allena di pomeriggio come i professori insegnano nelle scuole al mattino, pensando di dover far entrare informazioni nella testa del giocatore, sottoponendoli a periodici test di valutazione, etc
- autoritaria perchè l'allenatore, a torto, impone la propria volontà o idea sui giocatori invece di adattarsi ai giocatori e al gioco che esprimono. Non si valuta l'empatia dell'allenatore ma, semmai, la sua capacità di far vincere le proprie squadre figuriamoci se poi questi allenatori metteranno in difficoltà i propri giocatori per favorire il loro apprendimento.
- ricattatoria perchè l'allenatore, a torto, estorce ai giocatori l'impegno nel fare diligentemente gli esercizi con la minaccia di non farli giocare liberamente a fine allenamento
"io allenatore (ma sarebbe meglio dire ... insegnante, istruttore, tecnico, preparatore, psicologo, dirigente e chi più ne ha più ne metta) di scuola calcio, dall'alto della mia competenza attestata dalla patente autorizzativa anche se rilasciatami da chi non ne avrebbe alcuna autorità, devo trasmettere al giocatore tutta una serie di nozioni su come si gioca attraverso la pedissequa ripetizione di esercizi e il necessario corollario di spiegazioni e correzioni. Se qualche giocatore non si applicherà nell'eseguire diligentemente tutto quanto ordinatogli o farà casino mentre sta in fila o si distrarrà e non rispetterà le consegne che gli sono state date sarà redarguito fino a minacciare di non lasciarlo partecipare alla partitella libera finale, libera per modo di dire perchè io sarò sempre pronto a telecomandare, correggere e rimproverare soprattutto quelli che potrebbero prendere decisioni autonome. Non allenerò la fantasia e la creatività sia perchè non ne sono capace e sia perchè è impossibile essendo doti personali derivanti esclusivamente dal talento personale. In allenamento deve regnare l'ordine, il caos va evitato come la morte. Chi è meno abile è destinato a giocare in difesa se non in porta o andare in panchina non appena le regole della federazione me lo consentano. Tra l'altro non capisco il senso della regole che devono giocare tutti in quanto è meglio che giochino di più quelli più bravi anche perchè non provo piacere a guardar accadere troppi errori.
importante partecipare e non vincere incere altrimenti i genitori penseranno che io sono scarso mentre invece lo scarso sei tu ma non te lo posso dire in faccia sennò mi denunciano , come si gioca e perchè si gioca e tu, se eseguirai diligentemente gli esercizi che ti ordinerò e applicherai i miei consigli e raccomandazioni, potrai fare una piccola partitella che io userò come ricatto. E questa partita non sarà mai completamente libera, perchè la controllerò per evitare la confusione e corregere gli errori. Così facendo ti farà diventere un atleta molto coordinato, possiderai una tecnica e conoscerai le tattiche individuali e collettive. Se non sarai forte non dipenderà da me ma dal fatto che sei scarso e non hai talento".
In questi venti anni di progressiva diminuzione di ore gioco libero l'abbandono adolescienzale della pratica sportiva è arrivato a superare il 40% e, senza voler scomodare giudizi oggettivi sulla qualità del gioco e dei giocatori italiani, le rose delle squadre militanti nelle tre categorie professionistiche a riempirsi di giocatori provenienti dall'estero per oltre il 50%.
il ragazzo quattordicenne che fosse andato a giocare campionati e tornei competitivi era ormai formato dal punto di vista caratteriale, tecnico e motorio e anche il più incapace degli allenatori avrebbe potuto farlo regredire. Prima o poi avrebbe dimostrato le sue qualità e fatto la sua strada in qualche prima squadra scalando le categorie secondo le sue possibilità. Lentamente ma inesorabilmente questo meccanismo si è inceppato oltre che per la scomparsa del gioco di strada anche per la mancanza di capacità degli adulti di sostituirlo adeguatamente.
Il confronto tra il tradizionale metodo di allenamento prescrittivo basato sulla pratica deliberata cioè su ripetizioni in una progressione lineare dal semplice al difficile imposta e controllata dal mister con quello della libera esplorazione con vincoli basato su un raporto empatico tra mister e giocatori e sulla Pedagogia Non Lineare è impietoso, non c'è proprio partita. Il mister che ha avuto il coraggio di provare a calarsi nel mondo del giocatore non torna più indietro avendo sperimentato sul campo i notevoli vantaggi che comporta questo modo di allenare rispetto ad uno che pone il mister come il detentore della scienza infusa e il giocatore una pagina bianca in cui il mister scrive lo spartito.
L'esempio classico è quello dell'allenamento successivo a una sonora sconfitta nel quale è meglio proporre qualcosa che faccia tornare il sorriso e tiri su il morale ai giocatori (giochi, partitelle, etc), incoraggiando, scherzando e lavorando sulla fiducia dei giocatori in sè stessi piuttosto che seguire pedissequamente programmi non adatti alla condizione mentale del momento.
La Pedagogia Non Lineare:
La pedagogia non lineare è basata sulla combinazione delle teoria di Psicologia ecologica (James Gibson, Per un approccio ecologico alla percezione visiva, 1979) con le teorie dei Sistemi dinamici non lineari.
Per la psicologia ecologica la percezione è diretta, immediata, un atto indipendente da interpretazioni cognitive e la relazione tra giocatore e ambiente diviene inscindibile e diventano importanti l'esperienza e le emozioni. Bisogna quindi creare un ambiente adatto alle aspettative, ai bisogni e alle abilità dei giocatori. Un compito troppo complesso potrebbe mettere ansia in qualcuno ma anche essere una sfida per altri. All'inverso la soddisfazione di riuscire a superare una prova che si percepisce come difficile genera più fiducia nei propri mezzi.
E' comunque sempre preminente il vincolo dell'invito (dell'opportunità) ad agire (in inglese 'affordance') che nasce dalla relazione percepita con l'ambiente della prestazione (Ecologia dinamica).
Le teorie dei sistemi dinamici non lineari riescono a capire come nei sistemi complessi gli organismi viventi si autorganizzano per creare soluzioni efficaci a problemi sempre nuovi per i quali gli effetti non corrispondono in maniera proporzionale (lineare) alle cause poichè piccole variazioni possono causare grandi mutazioni e viceversa. La pedagogia non lineare sembra trovare maggiori riscontri negli sport di tipo aperto, quelli più caotici come il calcio, il rugby, la pallameno, il basket, la pallavolo, etc. Il calcio di strada è il modello più naturale da cui partire e prendere spunto per progettare un ambiente di apprendimento non lineare. Semplificando l'allenatore che abbraccia la pedagogia non lineare diventa un facilitatore che essenzialmente deve:
- introdurre variabilità nella pratica, ripetendo senza ripetere, ad esempio giocando con palle di diverse dimensioni o su spazi di diversa forma. La variabilità spinge gli allievi a sperimentare autonomamente modi nuovi di colpire la palla o smarcarsi rendendo gli allievi consapevoli che l'errore è funzionale all'apprendimento e non una negatività oltre che ci sono diversi modi per raggiungere uno stesso scopo
- creare progetti d'apprendimento rappresentativo. Gli scenari di gioco rappresentativi sono caratterizzati da un elevato grado di simbolismo quali ad esempio le partitelle in spazi e numero di giocatori ridotti (i cosiddetti small sided games come gli 1vs1, 2vs1, 2vs2, 3vs2, 3vs3, etc) in cui si mimano situazioni di gioco reali.
- semplificare i compiti per permettere agli allievi di concentrarsi meglio su determinati aspetti dell'azione di gioco che, se troppo complesso, potrebbe ridurre notevolmente la capacità di percepire gli aspetti importanti di cui l'allievo non può altrimenti rendersi conto. Ad esempio nell'allenare abilità tecniche fondamentali potrebbero essere richiesti solo obiettivi semplici (calciare per fare goal senza il portiere, stoppare senza la pressione ravvicinata di un avversario, superare in dribbling un avversario bendato)
- dimostrare in pratica e approssimativamente un movimento invece di spiegarlo analiticamente
- fare domande per stimolare risposte personali da parte degli allievi invece di imboccarli con soluzioni preconfezionate
- incoraggiare gli allievi invece di correggerli soprattutto quando sbagliano
- preoccuparsi nel caso di esercizi svolti alla perfezione perchè non si genera maggior fiducia in sè stessi quando si sa di saper svolgere un compito, in pratica non si migliora ma si mantiene un livello. Ad esempio quando ci si deve preparare ad affrontare una sfida complicata si può pensare di far eseguire esercizi su spazi più larghi per far acquisire maggior consapevolezza dei propri mezzi alla squadra. Inversamente prima di una gara sulla carta semplice può essere importante contribuire a tenere alta la concentrazione della squadra facendola lavorare su spazi più ristretti per far comprendere che le difficoltà possono nascere anche da situazioni apparentemente banali [Mourino, ndr].
Non ci si concentra più solo sui contenuti degli esercizi ma piuttosto sul perchè e sul come si propone un dato esercizio che potrebbe avere scopi diversi se eseguito in tempi o con squadre diverse.
La pedagogia non lineare, a parità di risultati nel breve, in vari studi sembra garantire una maggior consistenza* nel lungo periodo ( “Train as you play”: Improving effectiveness of training in youth soccer players, A. Deuker et altri, 2003 ).
DL - Differential Learning, apprendimento differenziale
Tale metodologia consiste nell'introdurre rumore e disturbi durante le esercitazioni. La quantità e la qualità del disturbo deve essere scelta in modo equilibrato per non rischiare di vanificare totalmente il senso dell'esercitazione ma nemmeno per renderlo insignificante ai fini dell'aumento delle difficoltà. L'esempio classico è l'esercizio del dribbling rispetto a un conetto statico oppure a un difensore ben agguerito. Chiaramente a seconda della bravura e dell'età dell'allievo si sceglierà la tipologia e la durata del disturbo più adatta rispetto al perchè si è scelto un certo esercio e cosa ci si aspetta che faccia emergere quell'esercizio.
Gli studi mettono in risalto l'efficacia dell'apprendimento differenziale basato sull'inserimento di continue e randomiche variazioni in oppisizione al tradizionale esercizio costruito nella convinzione che la natura dell'apprendimento sia lineare cioè che con più ripetizioni è più facile che si correggano gli errori:
- The Nonlinear Nature of Learning - A Differential Learning Approach, W. I. Schöllhorn , P. Hegen and K. Davids
- Differential Learning as a Key Training Approach to Improve Creative and Tactical Behavior in Soccer, Sara Santos, Diogo Coutinho, Bruno Gonçalves, Wolfgang Schöllhorn, Jaime Sampaio, Nuno Leite
- Studi comparativi tra l'approccio tradizionale di allenamento prescrittivo e quello ecologico (Rob Gray, lista da un sito web in inglese)
CLA - Constraints Led Approach, approccio guidato dai vincoli
I vincoli sono i confini che modellano l’emergere del comportamento da un sistema di movimento che cerca uno stato stabile di organizzazione (Newell, 1986). Generalmente si dividono in tre macro categorie:
- i vincoli che si riferiscono alle caratteristiche strutturali e funzionali degli atleti
- i vincoli ambientali, riferiti a fattori fisici dell’ambiente
- i vincoli delle esercitazioni, che risultano quelli di maggiore importanza a causa della loro importanza nell’apprendimento.
Un pò di terminologia
che puoi saltare se sei un allenatore esperto altrimenti tienila in considerazione perché ti servirà quando dovrai confrontarti con la tradizione, la storia dei modelli e dei mezzi allenanti che la fanno ancora da padrone nel mondo del calcio.
Modelli didattici:
- Addestramento: non ha scopo, è utile per aumentare la tecnica fine a sè stessa, per attori del circo. Non si trasferisce in partita
- Istruzione: è tutto già noto a priori, è utile per diventare bravi esecutori di compiti prestabiliti, per soldatini. Non aiuta a risolvere problemi imprevisti
- Allenamento: favorisce l'adattamento, migliora l'agonismo e le capacità già note. Non aiuta a risolvere problemi imprevisti
- Formazione/Insegnamento: si focalizza sull'esperienza diretta di situazioni reali facendo uso però spesso di una didattica direttiva, può mancare l'obiettivo
- Apprendimento: si focalizza sul rapporto tra giocatore, ambiente e compito da svolgere. Sviluppa la creatività, consolida le abilità
- multilaterale: attività che può essere in relazione con differenti specialità sportive
- specifico: attività richiesta nella partita; un esercizio sarà specifico solo se i giocatori comprendono gli obiettivi e le finalità dell'esercizio all'interno del gioco nel suo complesso, solo se l'imprevedibilità sarà presente; le attività specifiche aiutano ad affrontare problemi imprevisti
- globale: simulazione di gioco reale, gesto eseguito nella sua interezza; talvolta usata come sinonimo di 'aperta', imprevedibile, situazionale (vedi sotto). Prepara i giocatori a risolvere i problemi e le esigenze della partita
- analitico: esecuzione di singoli aspetti del gioco o di gesti decostruiti istruendo l'allievo. Spera in un miglioramento delle abilità fondamentali (spesso trascurate) attraverso la ripetizione che però è a breve termine.
- propedeutico: attività non direttamente riferibile alla partita (multilaterale, globale, atletico-motoria, di possesso, di posizione, mini partite) funzionale alla comprensione delle attività situazionali
- situazionale: situazione di gioco, partita a tema, partita (utile per l'apprendimento); spesso sinonimo di globale (vedi sopra)
- a secco: senza palla quindi meno adatta ai bambini (che si sentono più coinvolti emotivamente col pallone) ma che permette di raggiungere intensità più elevate
- con palla: (anche detto integrato [1] ) quindi più coinvolgente ed adatto ai bambini ma di intensità aleatoria
Tutti i mezzi allenanti hanno si esplicano prima o poi in un percorso formativo. Le attività analitiche sono funzionali in caso di presentazione di un gesto nuovo nei primi anni della scuola calcio o per correggere un errore riguardante una abilità fondamentale (dominio, conduzione, passaggio, tiro, ricezione, contrasto, colpo di testa, parata del portiere, etc) o quando uno o più giocatori devono colmare importanti lacune tecniche. Le attività propedeutiche sono funzionali alla comprensione di quelle situazionali e non devono essere utilizzate sperando che siano applicate in partita perchè solo l'ambiente situazionale (quello con una bi-direzionalità, con un congruo numero di avversari attivi, etc) favorisce l'apprendimento e il transfer nella partita. Apprendere significa appunto fare esperienze che si potranno applicare in partita. Un gioco di possesso, ad esempio, non è situazionale ma aiuta a comprendere come applicare certi principi nelle attività situazionali di allenamento.
Affordance: opportunità, invito ad agire. Nasce dalla relazione percepita con l'ambiente (Ecologia dinamica). L'opportunità dipende oltre che dall'ambiente anche dal grado soggettivo di percezione e questo è causa di frequenti fraintendimenti tra giocatori e con l'allenatore che, da punti vista diversi percepiscono in modo diverso la situazione di gioco e quindi le relative opportunità disponibili.
Tecnica: non esiste la tecnica se non da un punto di vista ideale o teorico. Nel calcio è invece importante l'abilità nell'eseguire un gesto tecnico. Infatti nessun essere umano è in grado di ripetere per due volte lo stesso identico movimento in quanto a livello microscopico ci saranno sempre differenze in una qualsivoglia serie di gesti che si tenta di ripeterei. Si pensi al palleggio basso: per quanto ci si sforzi di ripetere sempre lo stesso gesto ci saranno sempre piccole variazioni tra un tocco e l'altro ma poi, in partita non saremo al circo ma ci verrà richiesto di applicare quell'abilità in circostanza ben più complesse per cui la tecnica calcistica è una dote da circo mentre l'abilità è la qualità da allenare fin da piccolissimi. Da qui l'imperativo di ripetere senza ripetere (vedi Bernstein)
Capacità coordinative: buone soprattutto per praticare l'atletica leggera, la famosa "tabella di martin" ha poco senso nel gioco del calcio perché negli sport aperti come il calcio basta giocare per acquisire, rafforzare e migliorare tutte le capacità coordinative. Chi fa calcio non ha bisogno di allenarle se vuole vincere, che è lo scopo del gioco del calcio e che è necessario perseguire se si vuole che i giocatori (grandi o piccini non fa differenza) si coinvolgano. Sappiamo che senza coinvolgimento nessun allenamento, nessun gioco, nessun esercizio è efficace per cui chi gioca a calcio deve focalizzarsi sulla vittoria e nel calcio si segna anche di 'sedere' (passatemi il termine) per cui è importante l'efficacia ( il raggiungimento di un obiettivo, difatti l'effetto scusa il fatto diceva Machiavelli riguardo all'agire del principe e sappiamo quanto è importante sentirsi principe per il possessore di palla difatti non si vince se non si butta la palla nella porta avversaria per cui è importante avere il possesso della palla se si vuole vincere) e l'efficienza del gesto (e da questo punto di vista è chiaro che è importante spendere meno risorse per ottenere lo stesso risultato e quindi alleno la coordinazione se alleno i giocatori ad essere efficienti e non il viceversa), non la sua estetica
Consistenza: è la capacità di saper applicare un'abilità in vari contesti, in vari ambienti quindi contro quanti più avversari, quante più squadre.
Il metodo tradizionale
Il metodo tradizionale è basato su prescrizioni e sulle capacità cognitive dei giocatori. Prevede allenamenti con una sequenza di esercizi di pratica decontestualizzata con ripetizioni secondo una progressione lineare dal più semplice al più difficile per acquisire le abilità tecniche e solo nel momento finale un momento di gioco libero spesso assai ridotto nei tempi come premio per essere stati dei bravi e diligenti soldatini durante l'allenamento.
Col metodo tradizionale si allenano spesso separatamente le capacità coordinative e quelle condizionali (queste ultime non nei bambini), la mobilità articolare, la tecnica e la tattica (dagli esordienti in poi) che, comunque, è prescritto vada sempre allenata in relazione all'età e alla bravura dei giocatori.
Si sceglieranno i mezzi allenanti a seconda del contesto in cui ci si trova e in base agli obiettivi che si vuole perseguire
La dicotomia multilaterale / specifico
(anche detta propedeutica / situazionale)
Riguardo alla preparazione motoria bisogna considerare che la didattica è fondamentale perchè se in età evolutiva si utilizzano mezzi e si propongono esperienze poco adatte si limita l'impegno e si riduce l'efficacia dell'esercizio che sarà svolto poco fruttuosamente. Vari studi scientifici hanno rilevato che una specializzazione precoce riduce le possibilità di diventare atleta d’elitè ed incrementa il rischio di infortuni durante tutta la carriera. Quante promesse del calcio ingiustamente accusate di essere fragili fisicamente quando invece la responsabilità era da ricercare nel tipo di allenamento somministrato in giovane età. Un approccio multi-sportivo in età evolutiva può conferire al giocatore le basi coordinative per ottenere il meglio quando sarà in prima squadra. Di contro, gli studi più recenti sulle neuroscienze tendono ad ipotizzare come solo l'allenamento specifico sia in grado di dare gli stimoli ottimali per allenare al meglio il giocatore; questa teoria è in antitesi con il criterio di multi-specialità citato sopra. Quale delle due filosofie bisogna quindi adottare ?
A questo va aggiunto che la stragrande maggioranza dei bambini che praticano sport non diventerà un campione ma dovrà comunque avere la possibilità di uno sviluppo motorio adeguato e di imparare a giocare bene. Nei paragrafi successivi si cercherà di risolvere la dicotomia considerando che certi mezzi allenanti non sono in contraddizione tra loro se utilizzati in modo consapevole, in relazione all'età dei giocatori e agli scopi che si intende maggiormente perseguire anzi è bene integrarli all'interno di una stessa seduta o di un percorso.
Quando le esercitazioni propedeutiche?
Le neuroscienze affermavano che il cervello riconosce i movimenti piuttosto che i muscoli, oggi hanno capito che il cervello riconosce gli obiettivi piuttosto che i movimenti per cui sembrerebbe poco utile fare esercitazioni di tipo tecnico-analitico quando il giocatore ha già appreso un determinato gesto tecnico. A questo proposito appare auspicabile adottare esercitazioni propedeutiche (non specifiche) solo quando sono funzionali per:
- comprendere gesti completamente nuovi: tipicamente quindi quasi esclusivamente per le categorie inferiori
- colmare lacune tecnico-tattiche: utilizzando il piede debole, sotto pressione temporale, di prima e magari usando una palla di gomma (più difficile da controllare)
- tecnica: guida della palla, stop orientato, tiro col piede debole
- tattica individuale: 1c1 globale, protezione della palla, smarcamento in zona luce
- incrementare il potenziale motorio e coordinativo: (generalmente da fare a secco) perchè è un prerequisito senza il quale la tecnica sarà sempre lacunosa
Riassumendo: i lavori globali sono efficaci soprattutto per la coordinazione, per comprendere ma non per apprendere.
Osservazione: successivamente alle esercitazioni propedeutiche dovranno seguire quelle progressivamente più specifiche (esercitazioni con maggiore densità, partite a tema con vincoli, partite a tutto campo) necessarie al transfer in partita.
Quando le esercitazioni situazionali?
Le attività in situazione vanno proposte in ogni categoria e in tutti gli altri casi non contemplati nel paragrafo precedente riguardante le esercitazioni propedeutiche. Bisogna anche sottolineare che la tecnica e la tattica si comprendono analiticamente ma si apprendono solo in situazione. Ulteriori aspetti da considerare a vantaggio delle attività specifiche sono:
- la maggiore valenza ludica (particolarmente adatta ai bambini)
- la capacità di riduzione dello stress
- nella scuola calcio e in età giovanile considerare l'aspetto formativo piuttosto che quello prestativo (il risultato diventerà importante solo in età adulta)
Attività propedeutiche
Sono funzionali solo alla comprensione di nuove abilità o allo sviluppo di capacità.
Quelle di tipo analitico (scomposto in sequenze e non più raccomandato) o meglio 'globali'' (gesto completo effettuato non in contesto di gioco) sono utilizzate per l'introduzione di nuovi gesti o la correzione di errori. Per presentare un nuovo gesto tecnico sono eseguite senza la presenza di avversari e, successivamente, con avversari passivi. Hanno il vantaggio di consetire l'esecuzione di numerose ripetizioni in poco tempo che favoriscono la comprensione del gesto (non l'apprendimento perchè per apprendere è necessario saper applicare il gesto in partita e non è detto che in presenza di avversari, ad esempio, il giocatore riesca ad esprimere una identica abilità tecnica seppur semplice). Il globale viene usato anche per correggere errori di tipo tecnico (errore gestuale) o tattico (mancanza di appoggi?) posto che alcuni errori sono invece di tipo cognitivo per cui è importante che prima di procedere alla correzione l'allenatore sia sicuro riguardo alla tipologia di errore.
Sono ricompresi nella categoria di attività propedeutiche anche:
- i mini circuiti e i percorsi motori a secco: usati per lo sviluppo delle capacità coordinative
- le mini-partite: 1c1, 2c2, 3c3
- le attività a maggior densità di giocatori e area di gioco ridotta rispetto a quella reale
Attività di situazione
Principi delle attività situazionali cioè di quelle attività che prevedono l'esecuzione del gesto tecnico in contesto molto simile alla partita ma 'ridotto':
- imprevedibilità
- variabilità
Nel creare attività di situazione l'allenatore dovrà porre molta attenzione a introdurre questi due ingredienti, mancando i quali viene inficiata tutta l'attività e quindi si perde il transfer sulla partita.
Caratteristiche costanti degli ambienti situazionali:
- un focus attentivo (la palla)
- costante direttività del gioco
- obiettivo del far goal (e di non subirlo)
- spazi di gioco molto simili a quelli della partita
Caratteristiche variabili degli ambienti situazionali:
- comportamento individuale degli avversari
- atteggiamento della squadra avversaria
- emozioni, stress
- clima, meteo
Principi generali dei mezzi allenanti
- facilitare l'apprendimento di nuovi gesti motori grazie a:
- lasciar fare esperienza attraverso:
- la scoperta guidata
- il permettere di vedere e, soprattutto, provare (magari con bambini un pò più grandi e più bravi) liberamente
- lasciar compiere errori valorizzandoli come passaggio obbligato per chiunque voglia migliorare
- lasciar imitare (gesti già nel proprio bagaglio motorio, gesti nuovi e per emulazione cioè perseguendo lo stesso fine senza necessariamente seguire lo stesso percorso e quindi rielaborando ed interiorizzando il gesto motorio, a volte creando un nuovo modo)
- lasciar fare esperienza attraverso:
- non dare importanza alla prestazione ma al miglioramento (qualità invece che quantità)
- dare continuità fino a rendere consistente un gesto motorio
- adattare (variando le ripetizioni) i gesti motori senza ricercare la ripetizione esatta di un modello motorio che non esiste
- dare gradualità (dal semplice al complesso) senza complicare
- dare progressività (dal facile al difficile)
- dare ritmo senza lasciar trascorrere troppo tempo tra una seduta e la successiva
- stilare un programma e controllarne l'apprendimento
- allenare i gesti motori propedeutici (utili all'allenatore per introdurre successivi obiettivi raggiungingibili attraverso le attività propedeutiche) in modo congruo con le finalità specifiche (ad esempio utili in partita, tipo i giochi di posizione che non siano mai fine a sè stessi ma relativi al proprio ruolo o prevedano una vera situazione di posizione e che si concludano magari con un tiro in porta).
- allenare i gesti motori specifici (cioè che hanno identico scopo in quanto si imita lo scopo ad esempio calciare per far goal) con attività davvero situazionali (cioè ad alto coefficiente di imprevedibilità e non ripetibilità)
- valorizzare la multilateralità
- lavorare con la palla nelle scuole calcio mentre coi grandi si possono fare più attività 'a secco' (il 90% della partita). Alcune attività della scuola calcio possono essere eseguite a secco perchè l'attrezzo palla distrarrebbe il giocatore dall'eseguire correttamente il gesto
- compiere azioni intransitive (termine mutuato dalle neuroscienze) cioè mimate, immaginate, senza entrare in relazione concreta con la realtà
- proporre anche esercizi analitici, se non nella primissima fase introduttiva, ma solo in forma globale e continua, non spezzettata, e resi presto specifici cioè inseriti in un contesto partita
- correggere gli errori durante le esercitazioni analitiche focalizzandosi sugli effetti, sulle intenzionalità, sulle cause esterne, piuttosto che sul gesto motorio in sé per sé.
- duelli, mini partitine (small sided games, 1vs1, 2vs2, 3vs3) soprattutto nelle scuole calcio per aumentare la percentuale di possesso palla
Il ruolo dell'allenatore
Il modello didattico attivo, favorendo lo sviluppo della personalità propositiva del giocatore, richiede all'insegnante di svolgere un ruolo che ponga al centro il giocatore senza inibirlo nelle proprie espressioni. L'insegnante è quindi un facilitatore e questo è molto difficile da mettersi in pratica perchè significa lasciare spazio agli allievi, nel bene e nel male. L'allenatore deve intervenire il meno possibile, deve frenare sè stesso, deve dare pochi e chiari obiettivi all'inizio di ogni attività senza suggerire indizi che potrebbero influenzare le scelte del giocatore. Deve creare l'ambiente di gioco adatto allo scopo intervenendo il meno possibile e mai per rimarcare gli errori. Nel caso di un gruppo svogliato si deve domandare il motivo di questa problematica che spesso è causata da errori da parte dell'allenatore nella pianificazione, nella logistica o nelle scelte delle attività che probabilmente non sono adatte al livello tecnico/tattico/cognitivo della squadra oppure non si susseguono in modo fluido e piacevole. L'allenatore dovrebbe rinforzare le scelte creative, rassicurare nelle paure, applaudire il coraggio, ammirare la caparbietà, correggere gli errori volorizzando il loro accadere, unico modo per migliorarsi.
Prima di qualsiasi altro teorema bisogna ricordarsi che i giocatori amano giocare e quindi divertirsi per cui non può mancare mai un clima di entusiamo e divertimento sia in allenamento che in partita. Altro compito fondamentale dell'allenatore e dei dirigenti è quello di curare che le attività e le gare si svolgano e si interpretino con sportività e rispetto verso sè stessi, i propri compagni e gli avversari.
Si deve valuta il lavoro dell'allenatore, non il giocatore
L'approccio sistemico considera l'individuo un sistema complesso che non è possibile valutare se non quando posto in relazione e in contesti di gara comunque sempre parziali e quindi mai sufficienti per un giudizio definitivo (vedi Calcio, Neuroscienze e Complessità). Al contrario fare dei test iniziali, intermedi e finali può essere importante per valutare il lavoro svolto dall'allenatore durante la stagione e per aiutarlo a migliorare apportando i giusti correttivi.
Modello esperienziale (sponsorizzato attualmente dalla FIGC)
Si basa sulla didattica 'esperienziale' che sviluppa le competenze ma anche la capacità di risolvere problemi non noti attraverso la visione e l'esperienza diretta riducendo al minimo la comunicazione verbale e aumentando le variabili impreviste e raccomanda una pedagogia attiva in cui l'allenatore è un facilitatore e non il depositario del sapere.
La pedagogia attiva (all'inverso della pedagogia direttiva):
- mette al centro il giovane calciatore (invece che l'allenatore)
- fa gestire al giovane calciatore tutte le situazioni in modo autonomo (invece che dare istruzioni)
- propone al giovane calciatore solo gli obiettivi (invece che anticipare gli errori e le soluzioni)
- valorizza in positivo l'errore come strada obbligata per migliorare (invece che rimarcare l'errore come fatto negativo)
- fa domande (invece che dare risposte)
- aumenta progressivamente la complessità (invece che le complicazioni) delle esperienze situazionali
La struttura delle sedute:
- numero stazioni previste: 6 (una per ogni ambito di attività)
- numero giocatori coinvolti: da 6 a 16
- durata di ogni stazione: 15'
- durata dell'allunamento: 90'
- spazio minimo necessario: 35m x 25m (modulare)
| ambito / fascia d'età | U6-U7, U8-U9 | U10-U11 | U12-U13 |
| finalizzazione | DUELLO | SITUAZIONI DI GIOCO | SMALL SIDED GAMES |
| motorio | ORIENTAMENTO DEL MOVIMENTO | ORIENTAMENTO DEL MOVIMENTO | AVVIAMENTO ALLA PRESTAZIONE |
| dominio del gioco |
GIOCHI DI COLLABORAZIONE | GIOCHI DI POSSESSO | GIOCHI DI POSIZIONE |
| conoscenza del gioco |
CALCIO DI STRADA | SOSTEGNO | PARTITE A TEMA |
| gara |
PARTITA PICCOLI AMICI / PRIMI CALCI |
PARTITA PULCINI | PARTITA ESORDIENTI |
| tecnico | GIOCHI DI TECNICA | TECNICA IN MOVIMENTO | TECNICA IN MOV. e TECNICA FUNZIONALE |
Modello a complessità progressiva
Scuola Calcio Frosinone 2020: ripropone tutte le problematiche tecniche ad ogni seduta.
Da presentare in ogni seduta di 90' di allenamento-tipo per una scuola calcio. Modello adatto per società che decidano di perseguire come obiettivi principali quelli educativi in quanto con questo tipo di allenamento in ogni seduta si affronteranno tutte le problematiche tecniche e quindi in caso di assenza di un bambino per qualche periodo non si rischia di creare lacune in un determinato gesto:
| tipologia/tempistiche |
tempo (minuti) |
tempo (%) |
|
| 1 | attivazione (tanti 2c2) | 10 | 11 |
| 2 | tecnica-coordinativa | 15 | 17 |
| 3 | fisica-motoria (a secco) | 10 | 11 |
| 4 | situazione semplice (bidirez.) | 20 | 22 |
| 5 | situazione complessa | 15 | 17 |
| 6 | partita (libera) | 20 | 22 |
Riferimenti bibliografici: Metodo Frosinone (webinar YouTube, Alessio Mizzoni, resp. didattica Frosinone Calcio 2020)
Modello di periodizzazione tattica e attività di base
Adatto per il calcio degli adulti, a parte il termine 'periodizzazione' che è provocatorio e non è in funzione della dimensione fisica e delle capacità condizionali ma della sovradimensione tattica, quella che abbraccia e determina le altre tre (tecnica, emotiva e fisico-atletica). In questo modello l'enfasi è quindi posta tutta sulla tattica intesa come allenamento delle relazioni, dei comportamenti, delle intenzioni, degli atteggiamenti, delle decisioni, dell'organizzazione per assimilare l'idea e i principi di gioco dell'allenatore. Rispetta il principio del non snaturare mai la propria idea di gioco per cui anche ogni esercitazione dovrà obbligatoriamente contenere le quattro dimensioni fondamentali del gioco (tattica, tecnica, emotiva e fisica) ma con una prevalenza, un enfasi particolare sempre sull'aspetto tattico-organizzativo. Parafransando le neuroscienze si potrebbe dire che quello che per loro è l'intenzione e quindi il vero motore neuronale, nel gioco del calcio è la tattica cioè l'organizzazione dell'intenzionalità e delle intenzionalità.
Per approfondire il rapporto tra l'attività di base e il modello della sovradimensione tattica vedi l'articolo Modello di periodizzazione tattica, scuola calcio e calcio di strada
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L'allenamento in generale è trattato nell'articolo riguardante la Scuola Calcio.
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Riferimenti bibliografici:
- Modelli di allenamento dell'attività di base (FIGC, settore giovanile e scolastico, web)
- Metodologie di allenamento del settore giovanile (webinar YouTube, Maurizio Viscidi, responsabile nazionali giovanili FIGC)
- Settori giovanili, multilateralità o specificità? (web, Mister Manager, 2012 - aggiornato al 2022)
- Allenare il giocatore scegliente (pdf, Claudio Albertini, FGIC)
- I muscoli al servizio di sua maestà il cervello (slides, Riccardo Capanna, SdS Scuola dello Sport CONI Liguria - 05.11.2012)
- Calcio, Neuroscienze e Complessità (recensione alla Tesi FIGC di Claudio Albertini "Il contributo delle Neuroscienze e delle Teorie della Complessità alla Metologia di Allenamento)
- Periodizzazione tattica, ... (pdf, Luciano Vulcano, Tesi FIGC 2021/22)
- Insegnamento e apprendimento (Cavaciocchi Matilde, pdf)
- Maurizio Pasini, responsabili atletica atalanta calcio
Note:
[1] integrato: il concetto di integrato può anche essere sinonimo di attività con aspetti di interdipendenza gli uni dagli altri; il contrario di sistema integrato è un sistema assemblato in cui ogni componente può essere aggiunto o tolto senza influenzare la funzionalità degli altri componenti: in un'automobile, ad esempio, il motore rimane se stesso anche se gli togliamo una ruota mentre in un sistema integrato la mancanza di un componente modifica il comportamento degli altri componenti rimasti in quanto c'è una relazione profonda tra tutti gli aspetti del sistema
Principi generali dei mezzi allenanti
- facilitare l'apprendimento di nuovi gesti motori grazie a:
- lasciar fare esperienza attraverso:
- la scoperta guidata
- il permettere di vedere e, soprattutto, provare (magari con bambini un pò più grandi e più bravi) liberamente
- lasciar compiere errori valorizzandoli come passaggio obbligato per chiunque voglia migliorare
- lasciar imitare (gesti già nel proprio bagaglio motorio, gesti nuovi e per emulazione cioè perseguendo lo stesso fine senza necessariamente seguire lo stesso percorso e quindi rielaborando ed interiorizzando il gesto motorio, a volte creando un nuovo modo)
- lasciar fare esperienza attraverso:
- non dare importanza alla prestazione ma al miglioramento
- dare continuità (con ripetizioni e verifiche) fino a stabilizzare i gesti motori perchè qualsiasi gesto motorio si modifica nel tempo e si può anche perdere
- adattare (variando le ripetizioni) i gesti motori senza ricercare la ripetizione esatta di un modello motorio che non esiste
- dare gradualità (dal semplice al complesso) senza complicare
- dare progressività (dal facile al difficile)
- dare ritmo senza lasciar trascorrere troppo tempo tra una seduta e la successiva
- stilare un programma e controllarne l'apprendimento
- allenare i gesti motori propedeutici (utili all'allenatore per introdurre successivi obiettivi raggiungingibili attraverso le attività propedeutiche) in modo congruo con le finalità specifiche (ad esempio utili in partita, tipo i giochi di posizione che non siano mai fine a sè stessi ma relativi al proprio ruolo o prevedano una vera situazione di posizione e che si concludano magari con un tiro in porta).
- allenare i gesti motori specifici (cioè che hanno identico scopo in quanto si imita lo scopo ad esempio calciare per far goal) con attività davvero situazionali (cioè ad alto coefficiente di imprevedibilità e non ripetibilità)
- valorizzare la multilateralità
- lavorare con la palla nelle scuole calcio mentre coi grandi si possono fare più attività 'a secco' (il 90% della partita). Alcune attività della scuola calcio possono essere eseguite a secco perchè l'attrezzo palla distrarrebbe il giocatore dall'eseguire correttamente il gesto
- compiere azioni intransitive (termine mutuato dalle neuroscienze) cioè mimate, immaginate, senza entrare in relazione concreta con la realtà
- proporre anche esercizi analitici, se non nella primissima fase introduttiva, ma solo in forma globale e continua, non spezzettata, e resi presto specifici cioè inseriti in un contesto partita
- correggere gli errori durante le esercitazioni analitiche focalizzandosi sugli effetti, sulle intenzionalità, sulle cause esterne, piuttosto che sul gesto motorio in sé per sé.
- duelli, mini partitine (small sided games, 1vs1, 2vs2, 3vs3) soprattutto nelle scuole calcio per aumentare la percentuale di possesso palla
Il ruolo dell'allenatore
Il modello didattico attivo, favorendo lo sviluppo della personalità propositiva del giocatore, richiede all'insegnante di svolgere un ruolo che ponga al centro il giocatore senza inibirlo nelle proprie espressioni. L'insegnante è quindi un facilitatore e questo è molto difficile da mettersi in pratica perchè significa lasciare spazio agli allievi, nel bene e nel male. L'allenatore deve intervenire il meno possibile, deve frenare sè stesso, deve dare pochi e chiari obiettivi all'inizio di ogni attività senza suggerire indizi che potrebbero influenzare le scelte del giocatore. Deve creare l'ambiente di gioco adatto allo scopo intervenendo il meno possibile e mai per rimarcare gli errori. Nel caso di un gruppo svogliato si deve domandare il motivo di questa problematica che spesso è causata da errori da parte dell'allenatore nella pianificazione, nella logistica o nelle scelte delle attività che probabilmente non sono adatte al livello tecnico/tattico/cognitivo della squadra oppure non si susseguono in modo fluido e piacevole. L'allenatore dovrebbe rinforzare le scelte creative, rassicurare nelle paure, applaudire il coraggio, ammirare la caparbietà, correggere gli errori volorizzando il loro accadere, unico modo per migliorarsi.
Prima di qualsiasi altro teorema bisogna ricordarsi che i giocatori amano giocare e quindi divertirsi per cui non può mancare mai un clima di entusiamo e divertimento sia in allenamento che in partita. Altro compito fondamentale dell'allenatore e dei dirigenti è quello di curare che le attività e le gare si svolgano e si interpretino con sportività e rispetto verso sè stessi, i propri compagni e gli avversari.
Si deve valuta il lavoro dell'allenatore, non il giocatore
L'approccio sistemico considera l'individuo un sistema complesso che non è possibile valutare se non quando posto in relazione e in contesti di gara comunque sempre parziali e quindi mai sufficienti per un giudizio definitivo (vedi Calcio, Neuroscienze e Complessità). Al contrario fare dei test iniziali, intermedi e finali può essere importante per valutare il lavoro svolto dall'allenatore durante la stagione e per aiutarlo a migliorare apportando i giusti correttivi.