L'uomo preistorico iniziò a coltivare la terra e ad allevare animali nel neolitico, sul finire dell'età della pietra. Coltivare in modo naturale, senza lavorare troppo la terra, ci riporta alle difficoltà che quell'uomo dovette affrontare agli albori della cultura.
Prima dell'avvento dell'agricoltura tradizionale erano i cicli naturali a regolare i processi di humificazione e la biodiversità del suolo. Dal 2015 faccio esperimenti artigianali di agricoltura antica sulle 30 orticole principali e alcune specie da granella e monoculture cerealicole recuperandondene i semi ove possibile, il tutto in poche e piccole parcelle nel mio giardino in cui cerco di aumentare la fertilità in modo naturale e verificando, per ora, un consistente aumento dei lombrichi e un certo imbrunimento e sfarinamento del suolo. Dopo aver stabilito che era molto elevato il numero di anni necessari per riottenere percentuali humiche soddisfacenti senza riporto di materiale dall'esterno ho deciso di aggiungere un pò di guano di pipistrello ogni anno per evitare che le mie poche parcelle a disposizione si depauperassero troppo specie nei primi anni di sperimentazioni in cui la tecnica delle retoazioni e delle consociazioni non poteva essere da me padroneggiata bene. Mi riprongo di diminuire l'apporto di guanito con l'aumentare delle mie competenze sul campo anche perchè mentre sperimento la coltivazione delle circa 30 orticole devo anche 'mangiare' qualcosa e non solo fare andare tutto 'a seme'. I miei interventi poi non sono stati omogenei e la mia capacità di osservazione e comprensione di quello che accade si sta affinando al lento progredire delle stagioni. Se poi si considera che la natura impiega circa 10.000 per sedimentare un solo centimetro di suolo è possibile comprendere che la mia attività è essenzialmente speculativa anche se non nego che la produzione orticola, seppur altanelante è oggettivamente di buona qualità e sufficiente quantità da diversi anni per cui si può prendere in considerazione per le esigenze di un orto familiare. Da non sottovalutare infiche che per molte specie la montata a seme è quasi contemporanea perciò spesso gran parte della produzione va sprecata se non si dispone di famiglie amiche disposte a contribuire ad acquistare il raccolto che una famiglia non riesce a smaltire nelle settimane di maggior produzione.
Per realizzare il mio orto neolitico essenzialmente mi sono ispirato alle regole di coesistenza che vigono nei terreni incolti o nei boschi. L'equilibrio tra vari microrganismi e le specie vegetali e animali che si trova in certi ecosistemi aiuta a creare le condizioni per nutrire molte specie presenti e favorisce la crescita spontanea di ciò che è più adatto in un certo stadio evolutivo. All'atto della preparazione delle aiuole ho usato la forca a mano nei punti dove la gramigna era troppo fitta. Ho aggiunto un pò di sabbia di fiume dove c'era troppa argilla. Ho interrato un pò di cippato misto a paglia e foglie secche dove il terreno mi sembrava più povero. Infine ho pacciamto con paglia e foglie secche. Dopo di chè non ho più vangato o concimato, annaffiato pochissimo e solo all'atto del trapianto delle piantine o nelle giornate più calde d'estate. Il seme usato inizialmente era per la maggior parte biologico ma non ancestrale, negli anni successivi ho usato seme autoprodotto e adattatosi allo stesso ambiente o scambiato ed ecotipi locali, non ibridato, men che meno OGM ovviamente. Vorrei anche non dover mai annaffiare, spero tanto di riuscirci. Dopo i primi anni ho affinato la tecnica e annaffio solo al bisogno e le piante che mi servono per andare a seme, quelle per la produzione le annaffio con meno parsimonia. Sono sicuro che con l'andare del tempo il mio orto riuscirà a raggiungere livelli minimi di biodiversità e humificazione che mi consentiranno di evitare anche la lotta contro infestanti e parassiti. Dopo tre anni ho iniziato a notare le prime coccinelle. Pensavo arrivassero prima ma non ne ho sentito una grossa mancanza visto che le afidi attaccavano spesso le piante selvatiche che lasciavo andare a fiore e lasciavano libere le mie orticole. Tutto l'ecosistema credo si regolerà in modo dinamico.
Chiaramente nel periodo di conversione del suolo (che può durare anche 4-5 anni) ho messo in conto di dover intervenire ma mi sono riproposto di valutare sempre con lungimiranza la situazione e solo per garantire quel minimo di capacità ortofrutticola laddovè le condizioni fossero compromesse.
I lavori che ho scelto di poter fare (al bisogno) sono:
- potatura secca o verde che non alteri le esigenze della pianta
- cippatura
- sfalci
- allettamento
- rullatura
- erpicatura leggere
- interro di compost o cippato
- pacciamatura (paglia, cippato, foglie, sfalci)
- compostaggio dei residui secchi, verdi e umidi
- tutoraggio
- allettamento del maggese
- interramento o copertura con cippato, paglia, foglie secche, legna
- annaffiatura a goccia nei periodi di grande siccità
- ombreggiatura naturale nelle ore più calde se le piante dimostrano nella maggior parte di non essersi adattate
- trapianto
- arieggiamento del sottosuolo di terreni ancora compatti e pesanti
- controllo ed eventuale diradamento manuale delle erbe meno utili o troppo asfissianti (gramigna) possibilmente senza estrarre la radice dal sottosuolo e lasciandola marcire in loco
- concimazione con letame o compost naturale
L'intervento umano deve lasciare questo tipo di orto il più possibile in mano alla natura e limitarsi a:
- seminare (al momento giusto)
- raccogliere (non troppo, non tutto, non sempre)
- lasciare andare a seme il necessario per il ciclo successivo
- selezionare il seme più adatto
- conservare il seme
- tener sempre coperto il terreno
Solo l'esperienza e la conoscenza delle varietà colturali, del proprio clima e terreno possono dare indicazioni riguardanti:
- le rotazioni
- le consociazioni
- le consecuzioni
Realizzare un orto neolitico è soprattutto un percorso, non un punto di arrivo. Le metodiche da usare dipendono dal tipo di suolo che si ha, da quanto tempo si può dedicare o si è disposti ad attendere per avere un buon raccolto. Sono perciò anche possibili alcune scorciatoie che consentono di abbrevviare i tempi di conversione:
- pacciamatura naturale
- inoculo di micorrizze
- difussione di microrganismi
- interro di cippato
I metodi che permettono di raggiungere risultati in un tempo minore possono aumentare i costi. Anche se l'opera di conversione del suolo per fargli raggiungere un sufficiente grado di humificazione e biodiversità può durare diversi anni si può, anzi si deve coltivare da subito qualcosa perchè è la presenza di vegetazione che nutre, protegge e crea il suolo. Ovviamente i risultati nei primi anni possono essere deludenti o altalenanti. Non bisogna però scoraggiarsi. In genere, in breve tempo si ottengono raccolti di grande qualità e quantità.


Commento alla foto dell'orto estivo 2017 (sotto la pioggia): si notano sulla sinistra bastoni di mais rimasti dal 2016, non sradicati ma lasciati a marcire in decomposizione naturale, diverse buccie di fagioli trebbiati a seme, la gramigna sul lato destro del bancale che è contenuta a mano strappandola da sotto la paglia quando diventa troppo invasiva, cicoria in fiore dell'anno precedente lasciata per il seme, piccoli arbusti di biancospino sullo sfondo sintomo di presenza di passeracei che hanno depositato il seme in modo spontaneo, la zucchina ad alberello di sarzana da seme autoprodotto si è ibridata e non fa frutti perfetti ma comunque buoni. Le 5 melanzane in primo piano sono da seme biologico in quanto quelle da seme autoprodotto le ho messe in un'altra parcella perchè riseminate in ritardo in quanto avevano germinato con ritardo (il loro ciclo colturale era durato da aprile 2016 a dicembre 2016, seme trebbiato a natale 2016 e riseminato a marzo 2017)
Per i nostri antenati l'agricoltura è stata un modo per sostentarsi e migliorare la propria condizione, per noi è un modo per tornare a vivere più liberi dalle malattie moderne anche se il rapporto tra cibo e salute è molto complesso e il nostro DNA ha convissuto con l'agricoltura per troppo poco tempo per poter affermare che l'agroecologia semi selvatica sia sufficiente a rimetterci in salute. Inoltre non basta lavorare solo sull'origine del cibo, è necessario anche sapersi alimentare bene, mantenere un adeguato stile di vita e fare una regolare attività fisica per cui, oltre alle tecniche di coltivazione naturale, uso anche altri accorgimenti salutistici: non lavo in modo aggressivo e ossessivo il cibo, non lo conservo troppo a lungo ma preferisco sempre il fresco appena raccolto e il crudo e non uso attrezzature meccaniche ma faccio il lavoro a mano, tenendomi in forma, risparmiando sui costi e inquinando meno.
Il mio orto neolitico è un piccolo esempio del nuovo patto tra uomo e natura. Seguire la natura educa la mente e il corpo, ci aiuta a riscopre aspetti della salute, dell'ecologia e dell'etica che sembravano dimenticati ma che possono ancora avere un senso se considerati in modo intelligente e adeguato alle situazioni. Più il patto si approfondisce e più risultati si ottengono. L'esperienza personale è fondamentale per cui consiglio a tutti di provare coltivando il proprio orto o affitandone uno nelle vicinanze di casa. Buona sperimentazione e buon appetito a tutti
Se ti interessa approfondire il mio modo di coltivare vieni a trovarmi per conoscere come si può aiutare a ricreare le condizioni di fertitilità in un suolo.
Se vuoi assaggiare ortaggi freschi e naturali associati.
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